Il Tirreno

Sit-in a villa Ceci, bloccati i camion

di Cinzia Chiappini
Sit-in a villa Ceci, bloccati i camion

Assemblea permanente contro il passaggio dei mezzi pesanti «Doveva essere provvisorio ma è passato quasi un anno»

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CARRARA. Il sit-in a Villa Ceci mette tutti d’accordo, residenti, ex presidianti e perfino i camionisti: «La pista provvisoria ha fatto il suo tempo, è arrivato il momento di sistemare la sponda del Carrione e riaprire la viabilità ordinaria».

Chi aveva scommesso su uno “scontro” tra manifestanti e autotrasportatori si metta l’anima in pace: certo le lamentele per il blocco del traffico attraverso villa Ceci non sono mancate ma, alla fine, ieri pomeriggio durante il sit-in organizzato da Assemblea permanente all’ingresso del parco, le richieste che si levavano dai due lati del cancello non erano poi così diverse.

Da una parte, sul marciapiedi in località Doganella, c’erano ex presidianti dell’Assemblea permanente, qualche residente, alcuni esponenti della società civile e delle forze politiche (Francesco De Pasquale del Movimento 5 Stelle, Claudia Bienaimè di Carrara Bene Comune e Nicola Lucchetti del Nuovo Centro Destra): in tutto una settantina di persone che chiedeva a gran voce la chiusura di una strada nata come provvisoria ma che col passare del tempo sembra diventare sempre più definitiva.

Dalla parte opposta, dietro il cancello che delimita l’ingresso della pista, davanti a una lunga coda di mezzi bloccati, c’erano gli autotrasportatori, scocciati sì per il blocco ma al tempo stesso pronti ad ammettere che anche loro sono stanchi di guidare su quel percorso, dissestato e pieno di buche.

Insomma la pista attraverso villa Ceci aperta dopo l’alluvione per assicurare l’accesso alle aziende di via Argine destro - resa inagibile dal crollo della sponda del Carrione – sta creando disagi un po’ per tutti: agli abitanti del quartiere, costretti a subire l’impennata di inquinamento acustico e atmosferico provocato dal passaggio dei mezzi pesanti e per gli stessi camionisti, impegnati su un percorso sterrato e più logorante, anche per i loro autoarticolati.

Alla fine dunque, il coro che si è levato dal sit-in è stato sorprendentemente unanime: a quattordici mesi dall’alluvione e a nove dall’apertura della pista, è arrivato il momento di superare le soluzioni di emergenza e tornare alla normalità. Come? L’unica soluzione è quella di sistemare la sponda crollata e riaprire quindi il traffico su via Argine destro.

Secondo le tempistiche indicate dall’amministrazione carrarese, a gennaio dovrebbero partire i cantieri per la realizzazione del nuovo argine, un progetto da 4 milioni di euro curato dal professor Giovanni Cardinale per la Regione Toscana.

Insomma anche solo per avere una prova concreta che qualcosa inizia a sbloccarsi, si dovrà attendere almeno un altro mese.

Alternative non ce ne sono, a meno di non voler smantellare immediatamente la pista e far chiudere i battenti alle aziende della zona, che sono una ventina e danno lavoro, direttamente, a 150 dipendenti.

Una soluzione, ovviamente, non praticabile.

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