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economia

«Ancora incerto il futuro di Sanac»

Cgil lancia l’allarme: «Le sorti del settore dipendono dal governo»

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MASSA. La vicenda Ilva: quali rischi per il sistema industriale apuano? È questo il titolo che Filctem - Femca -Uiltec provinciali dato all’iniziativa che ha preso vita nella sala mensa della Sanac e alla quale hanno partecipato oltre ai vertici locali delle tre categorie anche il segretario generale della Camera del Lavoro di Massa Carrara Paolo Gozzani, Mirko Lami segretario confederale con delega alle politiche industriali della Ccgil Toscana e Alessio Gramolati ex segretario generale della Cgil Toscana nominato da qualche mese responsabile politiche industriali della Cgil nazionale.

Presenti anche 70 lavoratori preoccupati per il loro futuro. La Sanac, società del gruppo Ilva, come la capogruppo è stata ammessa dal febbraio di quest’anno alla procedura di amministrazione straordinaria in conseguenza della grave crisi finanziaria determinatasi a seguito delle vicende giudiziarie che dal 2012 hanno coinvolto l’azienda di Taranto.

«È legittimo che i lavoratori siano preoccupati - commenta Gramolati - ed è un loro diritto pretendere di avere informazioni ed essere messi in condizione di capire in quale situazione versa l’azienda nella quale lavorano. Ad oggi i contraccolpi negativi a carico del complessivo sistema Sanac dovuti alla crisi sono stati contenuti ma la situazione di incertezza è ancora molto forte; incertezza legata alla drammaticità della vicenda che interessa la capogruppo, alla mancanza di una politica nazionale relativamente al settore siderurgico e alle oggettive difficoltà del governo nella definizione di un serio programma capace di portare l'Ilva fuori dalla gestione attuata attraverso lo strumento concorsuale. A tale riguardo - continua Gramolati - siamo in attesa di capire cosa succederà al nono decreto salva Ilva varato dal consiglio dei ministri nei giorni scorsi e che, nella parte in cui prevede lo stanziamento nelle more del completamento delle procedure di ulteriori 300 milioni di euro, non avrebbe trovato il nulla osta delle istituzioni comunitarie che leggono dietro tale misura, considerata aiuto di stato, un’infrazione alle regole della libera concorrenza».

«Con l’estinzione nel 2002 della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio - ha sottolineato Mirko Lami - le sorti del settore carbo-siderurgico sono sempre più legate alla capacità dei governi di realizzare seri interventi di politica industriale».

«Ci sono quindi - hanno proseguito i due sindacalisti - ragioni sufficienti per giustificare una mobilitazione dei lavoratori del settore».

E probabilmente avverrà presto.

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