Finanza
Aggressione al vicino con un forcone, assolto
Lunigiana, il cinquantaseienne doveva rispondere del reato di minacce e ingiurie. La difesa ha indebolito le testimonianze: recinzione troppo alta per poter vedere
LICCIANA. La difesa lo ribadisce più volte in dibattimento: la recinzione era troppo alta per vedere e capire cosa stesse accadendo dall’altra parte. Un’argomentazione, quella dell’avvocato Silvio Gabrielli, che indebolisce le testimonianze e garantito l’assoluzione dell’imputato.
A processo c’è un cinquantaseienne: secondo l’accusa, durante un litigio avrebbe minacciato con tanto di forcone un suo vicino e lo avrebbe ingiuriato. Tra i due - per ricostruire la vicenda - non corre buon sangue: l’imputato ha una stalla a confine con il terreno del vicino che si lamenta spesso, soprattutto per il cattivo odore. Un giorno il vaso trabocca: l’uomo sta riportando in stalla le mucche dal pascolo, scoppia l’ennesima lite. Secondo l’accusa, però, la situazione degenera e l’uomo imbraccia un forcone, lo punta al petto del vicino, lo ingiuria e lo minaccia con tanto di grida e sconquasso.
Una storia di cattivo vicinato che finisce nelle aule di tribunale: in prima battuta, a Pontremoli, di fronte al giudice di Pace. L’imputato viene assolto, ma la parte civile decide di ricorrere e la litigata approda in tribunale, di fronte al giudice monocratico Alessandro Trinci. Il difensore Silvio Gabrielli, nel contro interrogatorio, mette in evidenza tutte le contraddizioni dei testimoni e in particolare contesta il fatto che qualcuno abbia potuto assistere alla scena e descriverla nel dettaglio: la recinzione che delimita il terreno con la stalla è troppo alta - questa l’argomentazione - perché qualcuno possa vedere oltre e soprattutto perché qualcuno possa aver notato il forcone. La difesa convince e il giudice Trinci assolve il cinquantaseienne dalle accuse di minaccia e ingiuria.
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