Sicurezza
Il lavoro si ferma per l’addio a Mallegni
Ieri i funerali dell’operaio morto in segheria a Massa
MASSA CARRARA. Non c’erano solo i parenti, gli amici e i colleghi. Ieri, nella chiesa Purissimo Sangue di Ortonovo, a dare l’ultimo saluto a Stefano Mallegni, l’operaio morto in una segheria a Massa venerdì scorso, c’erano anche i sindacati, come Paolo Gozzani, segretario provinciale della Cgil e Franco Borghini, della Uil, e le istituzioni, tra cui il sindaco di Ortonovo, Francesco Pietrini. Persone che, magari, Stefano, non lo conoscevano, ma si sentivano comunque in dovere di essere lì, accanto alla famiglia, ai parenti, ai colleghi, per esprimere il proprio cordoglio, la propria amarezza per la perdita. Perché una morte sul lavoro coinvolge sempre tutta la società.
E mentre i parenti, ieri, piegati dal dolore, con le lacrime che segnavano il viso, guardavano quella bara e si chiedevano: «Perché proprio lui? Perché così? Come facciamo a dirti addio?», gli altri soffrivano in silenzio per l’ennesima ingiustizia di questa vita, di questa società: una maledetta morte sul lavoro. Quella che si può evitare quando le regole e il buonsenso vengono rispettati. Quella che si può evitare quando al centro di tutto si mette l’uomo, e non il guadagno.
Lui, Stefano, di 52 anni, padre di un figlio di 30 e marito, è morto mentre stava lavorando, schiacciato da due lastre di granito. Sul colpo, dal momento che le lastre gli hanno spezzato la rachide cervicale, quel pezzo di colonna vertebrale che collega la testa al tronco. Sarà l’inchiesta della Procura a stabilire se ci siano delle responsabilità per questo tragico incidente.
Intanto quello che è certo è che questa è l’ennesima morte sul lavoro nel territorio provinciale, con il settore del marmo che fa ogni volta schizzare in alto le percentuali: la seconda nel giro di qualche settimana, la quinta in un anno e mezzo. Anzi, stando ai dati dell’Inail sembra che i numeri dei morti sul lavoro siano fatalmente (e non è proprio colpa del fato) tornati a crescere, soprattutto se si considera l’ultimo triennio. «Più i ritmi di lavoro crescono e più aumentano gli incidenti sul lavoro», spiega infatti il segretario provinciale della Cgil.
Per questo ieri, mentre venivano celebrati i funerali a Ortonovo (Stefano Mallegni era originario della Partaccia, lavorava a Massa, ma viveva con la famiglia a Ortonovo), il mondo del lavoro apuano portava avanti uno sciopero di otto ore indetto in via unitaria da Cgil, Cisl e Uil. Non solo il marmo quindi. Lo sciopero era generale.
«Nelle fabbriche e nella grande distribuzione - spiega Gozzani - abbiano ottenuto un discreto successo. Ma bisogna considerare che lo sciopero è stato indetto solo il giorno prima. E inoltre questo voleva essere solo uno sciopero politico, un messaggio. Perché veramente ora è giunto il momento di dire basta».
Il territorio non si era ancora ripreso dall’ultima morte sbianca, quella di Nicola Mazzucchelli, cavatore di 46 anni, padre di quattro figli, sorvegliante della cava Calocara 102, morto a fine novembre per colpa di una perlina del filo diamantato che gli ha traforato la testa.
Una manciata di giorni di dopo, un’altra morte, questa volta in segheria, ma sempre nel settore del lapideo.
«Bisogna riflettere sui modelli di lavoro oggigiorno - continua Gozzani - Si corre per produrre di più, si risparmia sul personale per produrre di più. E però si perde in termini di sicurezza. Bisogna quindi interrogarsi su quanto possa andare avanti un modello del genere».
In tutto questo, la Regione aveva garantito un tavolo sulla sicurezza con gli enti locali e i sindacati, che però non è ancora stato calendarizzato.
«Da Firenze arrivano promosse - continua Gozzani - che ancora non sono state mantenute. È da tre mesi che aspettiamo questo tavolo. Adesso vogliamo risposte, anche dagli enti».
Ecco perché ieri a piangere, a commuoversi, intorno a quella bara nella piccola e calda chiesa Purissimo Sangue di Ortonovo non c’erano solo i parenti, gli amici e i colleghi. Ma tutta una comunità che con lui condivideva una cosa: questa vita.
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