Sicurezza
Morte di Mallegni, sindacati proclamano lo sciopero generale
La provincia si ferma per l’addio all’operaio morto in segheria Confail rende noti i dati degli incidenti sul lavoro: «In aumento»
MASSA CARRARA. Il mondo del marmo oggi si fermerà di nuovo, a distanza di poche settimane dall’ultima volta, per otto ore. E questa volta non solo lui: Cgil Massa Carrara, Cisl Toscana Nord e Uil Area Nord Toscana hanno infatti proclamato uno sciopero generale provinciale per l’ennesima morte sul lavoro, quella di Stefano Mallegni, morto venerdì scorso in una segheria di Massa. E lo sciopero è stato indetto proprio oggi in occasione dei suoi funerali, che verranno celebrati nella chiesa Purissimo Sangue di Ortonovo alle 14.30 (la salma partirà dall’obitorio di Massa al vecchio ospedale).
«Si tratta della terza morte negli ultimi mesi che colpisce il nostro territorio - fanno sapere le tre sigle sindacali - e a questo stillicidio noi diciamo basta. La scelta di proclamare lo sciopero generale provinciale vuole essere un modo per manifestare da un lato tutta la nostra vicinanza alla famiglia, l’ennesima colpita da un grave lutto, e allo stesso tempo occasione per tutti affinchè si apra una riflessione seria sul tema della sicurezza».
I morti sul lavoro infatti, dopo un decennio di cali, sono tornati a salire. A dirlo è la Confail di Massa Carrara, che fornisce numeri precisi sugli incidenti sul lavoro. «Gli incidenti fatali tra gennaio e novembre del 2015 - commenta Dino Novembri, segretario provinciale della Confail - hanno ripreso a aumentare con 132 caduti in più rispetto al 2014 su scala nazionale». I dati Inail dicono che i casi di infortuni mortali (nel settore del lapideo)dal 2005 a oggi sono: 1 nel 2005, 1 nel 2006, 1 nel 2007, 0 nel 2008, 0 nel 2009, 1 nel 2010, 0 nel 2011, 1 nel 2012, 0 nel 2013, 2 nel 2014 e 3 nel 2015. «In una provincia come Massa Carrara - continua Novembri - dove gli addetti all’escavazione, trasformazione, commercio e i suoi derivati sono circa 1.500, ci sono stati solo quest’anno 3 incidenti mortali sul lavoro. Quindi questa è una delle province italiane con il più alto rischio infortunistico. Il lavoro - continua il sindacalista - su cui si basa lo Stato italiano secondo la Costituzione, anziché fattore di benessere, di sviluppo e autorealizzazione, può rivelarsi causa di sofferenze indicibili». Oggi quindi in provincia tutto il mondo del lavoro si ferma in segno di lutto. «Come organizzazioni sindacali - aggiungono Cgil, Cisl e Uil - molto avremmo da dire sulla necessità di adottare un’organizzazione del lavoro che metta al centro il controllo e la prevenzione. Abbiamo protocolli che vengono sistematicamente inapplicati e le sanzioni economiche forse non sono lo strumento sufficiente affinchè si metta al centro la sicurezza e l’incolumità di chi lavora. Non è più accettabile una simile situazione nella quale assistiamo alla tendenza delle controparti a non voler più istituire momenti di confronto condivisi che permettano un'analisi compiuta sui rischi derivanti da condizioni e da pratiche di lavoro sempre più rischiose».
Melania Carnevali
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