Il Tirreno

Carrara, camion in centro cittadini in rivolta: torniamo in tribunale

Cinzia Chiappini
Carrara, camion in centro cittadini in rivolta: torniamo in tribunale

Destinati ad aumentare i mezzi che scendono dal Sagro. No dell’opposizione, forti dubbi anche nella maggioranza

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CARRARA. Discutere del ritorno dei camion del marmo alla Lugnola, è come gettare sale su una ferita ancora aperta nel cuore dei carraresi. Nonostante siano trascorsi due anni e mezzo dalla fine della battaglia delle polveri sottili, il tema è ancora caldo, anzi caldissimo, come dimostra il dibattito nelle commissioni Marmo, Ambiente e Attività Produttive.

Il caso è scoppiato qualche giorno fa quando dall’amministrazione provinciale ha chiesto al Comune consentire ai camion delle scaglie provenienti dal Sagro il transito dal centro città, aperto per ordinanza sindacale solo ed esclusivamente ai mezzi dei blocchi. La richiesta di palazzo Ducale arriva a seguito dello stop imposto dall’ente Parco delle Apuane allo stoccaggio di sassi e scaglie nelle due cave di quel bacino, la 72 e la 71. Da ormai quattro anni le due attività accumulano il materiale nei piazzali a monte, con il nulla osta degli enti competenti, e sono impossibilitate a trasferirlo a valle a causa dei problemi sulla strada provinciale di Fosdinovo, minata da frane e smottamenti. Finora le due cave hanno goduto dell’ok allo stoccaggio ma dopo quattro anni l’ente Parco ha imposto di portare a valle scaglie e sassi.

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Di qui la richiesta della Provincia di aprire la città ai camion delle scaglie: «Si tratterebbe di un provvedimento provvisorio che riguarderebbe una dozzina di passaggi al giorno» ha spiegato il sindaco Angelo Zubbani, annunciando che contestualmente alla richiesta di palazzo Ducale è arrivata anche una proposta del “Fondo Marmo” (l’ente paritetico costituito da Cgil, Cisl e Uil e Associazione Industriali, ndc). A illustrarla Roberto Venturini, segretario della Fillea Cgil che dopo aver sottolineato che nelle due cave lavorano una quarantina di persone, ha spiegato: «La provincia ha pochi soldi e tempi lunghi. Ci diano un capitolato e realizzeremo i lavori, come Fondo Marmo, affidandoli a ditte certificate del nostro territorio».

Tutto risolto? A giudicare dagli interventi dei consiglieri sembrerebbe proprio di no. Al di là delle obiezioni della minoranza, con Francesco De Pasquale (M5S) che ha chiesto la chiusura delle due cave in quanto situate all'interno del perimetro del parco e Claudia Bienaimè (CarraraBeneComune) che ha sollevato dubbi sul fatto che lo statuto del Fondo Marmo consenta operazioni del genere - anche la maggioranza ha contestato duramente l'ipotesi di un ritorno dei camion in città. Simonetta Corsi (Pd) e Luciano Tonarelli (Carrara Futura) hanno ricordato le gravi criticità presenti sulla strada da Castelpoggio- Gragnana, come la frana a Grazzano di cui si sta occupando il Consorzio di bonifica mentre Davide Poletti (Pd) ha dichiarato: «Non possiamo chiedere ai carraresi di indebitarsi per la Strada dei marmi e continuare a sopportare i camion del marmo».

Contrari anche Massimo Menconi (Rc) e Fabrizio Giromella (Sel Sorridi Carrara) che però hanno chiesto informazioni più approfondite sull’operazione. Più possibilista Roberto Conserva (Psi) che ha sollecitato, in caso di risposta positiva, condizioni stringenti su tempi e numero di passaggi. Ma l’intervento più infuocato è stato quello di Angela Rivieri, la “pasionaria” di Sos Carrara il comitato che agli inizi degli anni 2000 ingaggiò una lunga battaglia, anche legale, contro il traffico pesante: «Noi siamo pronti a tornare in tribunale e a mobilitare tutta la città: abbiamo già pagato a caro prezzo, con la nostra salute e adesso vogliamo vivere in pace» ha contestato la signora Rivieri, residente e commerciante della Lugnola. Preso atto della situazione, il sindaco Zubbani si è impegnato a riferire di qui a breve su numero di transiti e tempi di ripristino della viabilità da Fosdinovo. Solo dopo si passerà al voto delle commissioni.

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