Gioco
Caccia alle fabbriche della droga In pochi mesi scoperti tre covi
Capannoni, orti e immobili dismessi vengono trasformati in serre per far crescere la marjiuana Intanto una ragazza è stata sorpresa mentre spacciava eroina sull’Aurelia: arrestata e condannata
MASSA. La droga è sempre più protagonista delle cronache locali. I carabinieri hanno arrestato una donna di 31 anni perché è stata sorpresa a spacciare una dose di eroina. La pusher operava sull’Aurelia, nascondendo lo stupefacente lungo la strada tra Massa e Carrara. Ai clienti segnalava il punto dove incontrarsi, dietro un cartellone pubblicitario o accanto a un cespuglio. Movimenti che sono stati notati dalle forze dell’ordine. In casa poi gli inquirenti hanno trovato degli oppiacei e così sono scattate le manette. È stata processata per direttissima e condannata a un anno. Ora si trova ai domiciliari.
Una goccia nel mare dello sballo questo arresto. La vera domanda che si fanno gli inquirenti in questi giorni è quante sono le fabbriche della droga sulle alture di Massa? Se lo chiedono dopo l’arresto dei due conviventi che facevano crescere la canapa indiana accanto a pomodori, lattuga e ravanelli. L’operazione, chiamata Pollice verde per la facilità con due la coppia faceva crescere le piante, ha portato al sequestro di una quarantina di chili di stupefacente, già imbustato e sottovuoto, pronto per essere ceduto ai grossisti che poi lo avrebbero diviso tra i pusher per la vendita al dettaglio. Ma la sensazione è che i due operai finiti in manette siano soltanto una delle tante cellule che producono droga ai piedi delle Apuane.
Troppe le fabbriche dello sballo intercettate dalle forze dell’ordine negli ultimi mesi. A gennaio, per esempio, i carabinieri avevano arrestato un trentenne ricercato con l’accusa di aver tentato di uccidere un uomo. Antonio Danieli,lombardo, si era rifugiato a Montignoso e aveva affittato un capannone dove coltivava marijuana. Grazie a una fitta rete di amicizie conduceva una vita riservata, soltanto poche persone potevano avvicinarsi. Il latitante grazie ai prodotti che comprava sul web con un semplice click coltivava droga e si occupava anche della raccolta e dello stoccaggio della sostanza stupefacente in alcuni stabili, con un giro d’affari di circa quattrocentomila euro. L’operazione del nucleo operativo dell’Arma aveva portato anche al sequestro di 700 piante di marijuana, chilogrammi di droga già raccolta e macchinari del valore di centoquarantamila euro. Soldi che aveva raggranellato grazie alla sua attività criminosa che aveva messo in piedi nel varesotto.
A maggio invece era stata la squadra mobile a mettere a segno un duro colpo a un’organizzazione di spacciatori. Alla Taverna del lupo, nome del vecchio ristorante ormai chiuso in località Porneta, sulle alture di Massa, c’era la serra di una gang che coltivava piante di marijuana di nascosto dai proprietari dell’immobile e dal mondo. Una catena di montaggio della droga che è saltata a causa di una lampada riscaldante che invece di rinvigorire le foglie di “maria” le ha bruciate e ha scatenato un rogo pazzesco. All’alba. I vigili del fuoco appena hanno visto di cosa si trattava (bastava annusare l’aria per rendersi conto di cosa c’era lì dentro) hanno chiesto aiuto alla polizia. Ed è venuto fuori di tutto. Sono più di un migliaio le piante andate in fumo, perché erano già in fase di essiccamento. Altrettante invece erano nella tavernetta e per questo si sono salvate dalle fiamme. (d.d.)
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