La manifestazione
PERCHÉ QUI È IMPOSSIBILE IMBAVAGLIARE UN CANTO
Non lo fate, o almeno, se proprio non potete farne a meno, non fatelo qui. Non raccontate ai nostri figli che “la guerra è bella anche se fa male” (per dirla alla De Gregori) ma soprattutto non...
Non lo fate, o almeno, se proprio non potete farne a meno, non fatelo qui. Non raccontate ai nostri figli che “la guerra è bella anche se fa male” (per dirla alla De Gregori) ma soprattutto non interrompete chi canta per la pace. Non fatelo qui, a Carrara, patria dell’antimilitarismo e dell’anarchia. Qui, dove nel 1945, dalle ceneri del fascismo, è nata la Fai, Federazione anarchica italiana, dopo un caotico congresso di cinque giorni nell’ancora integro teatro Verdi, a cui partecipò anche Sandro Pertini. (Lui, segretario del partito socialista di unità proletaria, che partecipava a un congresso di anarchici sostenendo che c’era una cosa che accomunava il movimento socialista e quello libertario: «L’uguale amore per la libertà»). Qui, dove è stata fondata l’unica tipografia libertaria autogestita che stampa ancora il più importante giornale anarchico italiano: Umanità Nova. Qui, dove sono seppelliti, nella sezione sconsacrata del cimitero di Turigliano, personaggi come Gino Luccetti, che attentò alla vita di Benito Mussolini, Giuseppe Pinelli, che volò misteriosamente dalla finestra della questura di Milano, nel 1969, in seguito alla strage di piazza Fontana, o Alberto Meschi, l’anarcosindacalista che liberò la città dai fascisti e che prima ancora aveva ottenuto le sei ore lavorative per i cavatori.
Qui l’anarchia è passata e c’è rimasta. Carrara è anarchica e punto. Magari non lo dà sempre a vedere, non più. Lo fa il primo maggio, il 25 aprile e poco altro. Ma l’orgoglio anarchico trasuda ovunque, anche da quelle palazzine decadenti ma anche maledettamente affascinanti del centro. Come, alla fine, l’anarchia oggi. L’anarchia, qui, è come un subinconscio, una pulsione freudiana, che non sai che c’è fino a quando non salta fuori. Perché ogni tanto salta fuori. È successo negli anni Venti con le rivendicazioni sindacali dei minatori, è successo nel 1944 con le donne carraresi che riuscirono a cacciare i fascisti dalla città (la nota rivolta di piazza delle erbe), è successo poco dopo, nel novembre dello stesso anno, quando Carrara, una volta liberata, venne amministrata per mesi dal Comitato di liberazione nazionale (Cnl), è successo - per arrivare ai giorni nostri - lo scorso 8 novembre con i cittadini che occuparono il Comune dopo l’ennesima alluvione che aveva devastato la città, ed è successo anche ieri con anarchici (e sì, anche comunisti), da tutta Italia che si sono ritrovati nella piazza intitolata a Antonio Gramsci, per dire che “no, qui non puoi raccontare che la guerra ha un senso” e “no, qui non puoi proibire di cantare a squarciagola Gorizia”. Perché è un po’ come entrare nudi in una chiesa o mettere giornalini pornografici in un asilo. Un’eresia, un affronto, una provocazione. E a quel punto il subinconscio scalpita e esce fuori tutto. E si mostra per quello è: un animo libertario, pacifista, gioioso. Perché questa alla fine è l’anarchia, quella vera, e questa alla fine è Carrara. Qui non si può raccontare che la guerra è bella anche se fa male e qui si non si può interrompere chi canta per la pace.
@melaniacarneval
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google