Il Tirreno

Ospedale Apuane, il Cup c’è ma funziona a metà

Chiara Sillicani
Ospedale Apuane, il Cup c’è ma funziona a metà

Massa, manca il display, litigate per i turni. Niente bancomat e niente macchinette per il ticket. Ma ci sono quelle del caffè

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MASSA. Dici ospedale e pensi immediatamente all’operazione chirurgica e al ricovero, ma la soglia del Noa, in viale Mattei, puoi varcarla anche per una visita ambulatoriale, o per sottoporti ad un esame diagnostico. Magari una semplice radiografia. E se hai fissato un appuntamento, devi pagare il ticket e la tappa al centro unico prenotazioni proprio non puoi evitarla. Bene, in quel caso c’è da tenersi pronti perché di cose che non funzionano - o addirittura non ci sono - al Cup ce ne stanno parecchie.

Punto primo: non c’è un display che indichi i turni e questo significa che la sala d’attesa si trasforma - per usare un’espressione colorita - in sala bingo: numeri gridati stile tombola natalizia, chi sventola il bigliettino con il numero impresso, chi si assenta e va su tutte le furie perché altri hanno conquistato lo sportello. E la fortuna - per continuare la metafora del bingo - è che la folla al Cup di viale Mattei ancora non si è vista: i massesi - forse preferendo il vecchio al nuovo - prendono d’assalto via Bassa Tambura. Al Noa il display non c’è, ma c’è la macchinetta da cui prelevare il bigliettino con il numero e la cosa non aiuta. Tutt’altro: il paziente si aspetta di trovare il monitor su cui scorrono i numeri e quando si accorge che non c’è, si affida alla tipica frase da sala d’aspetto del dottore “Chi è l’ultimo?”, con l’immancabile sfilza di “Io, no lei, non io sono arrivato prima”. C’è pure l’utente che, notando l’assenza del display, non strappa neppure il numerino, salvo prendersela con chi è arrivato dopo, il numero ce l’ha e pretende di raggiungere lo sportello. E, a rimetterci, sono gli operatori: fanno da avamposto e mediano tra gli utenti imbufaliti.

Ma non è finita qui. Perché, una volta raggiunto l’obbiettivo, viso a viso con l’operatore, scopri che se non hai riempito il portafogli, sono dolori: per pagare il ticket al centro unico prenotazioni del nuovo ospedale, devi affidarti alle vecchie rassicuranti banconote. Nell’era in cui si punta a pagare con carta di credito pure il caffè, al Noa valgono soltanto le monete sonanti, i pagamenti in digitale sono banditi. Gli sportelli del Cup, infatti, sono completamente privi del collegamento con le banche, i pos (le macchinette per il pagamento con bancomat o carta di credito) non ci sono.

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Così chi arriva per pagare il ticket, ma il contante non ce l’ha, deve fare marcia indietro. E non gli venisse in mente di regolarizzare i conti con Asl utilizzando le macchinette per il pagamento del ticket: non ci sono neppure quelle. Al loro posto di macchinette ce ne sono altre: in fondo alla sala d’attesa, contro una parete, sono stati infatti sistemati i distributori di cibo e bevande. L’Asl garantisce che le procedure sono in corso e tutto il materiale sarà fornito a breve. Ma il paziente che al contante preferisce le più pratiche tessere, se ne va con la bile (o sale al primo piano a prelevare, sempre che quella sia la sua banca) perché quando un ospedale nuovo di pacca - e atteso da anni - apre i battenti, ti aspetti che ci sia tutto, ma proprio tutto. Non soltanto l’ecografo e la risonanza magnetica, non soltanto letti e sale operatorie, ma anche pos e display.

 

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