Attenzione
Mosti contro la destra «Il presepe è di sinistra»
Massa, la consigliera comunale di Sel ha sistemato le statuine in Comune con Benedetti. E replica alle critiche: la natività simboleggia gli ultimi e il multiculturalismo
MASSA. Identità, tradizione, religione. I temi sono degni del miglior - e più impegnativo - dibattito sociologico. Ma anche il più complesso dei concetti, come sempre accade, si traduce in scelte, comportamenti, atti.
Così - per entrare nel vivo - Stefano Benedetti, consigliere comunale di Forza Italia, un passato e un presente tutto a destra, arriva a Palazzo civico con tanto di scatolone e si mette a fare il presepe. Location: l’ampio atrio al primo piano. Poi - con l’immancabile punta di provocazione - invita i colleghi a dargli una mano. Si fa avanti Fabrizio Panesi, e la cosa non stupisce: democratico, ex margherita, di sentimenti cattolici. Si perdona la collaborazione con Stefano Benedetti anche al socialista Giancarlo Casotti. Ma la pietra della scandalo diventa Elena Mosti: 34 anni, due lauree, precaria della scuola, felpa della Fiom e tessera di Sel, si mette pure lei a sistemare statuine e cielo stellato. A Palazzo civico. Su Facebook è una valanga di critiche da chi, da sinistra, contesta la sua scelta. Per il luogo in cui il presepe è stato realizzato (la sede di un’istituzione), per la paternità dell’idea, firmata Stefano Benedetti. Tanto più che alla natività il consigliere accompagna pure un ordine del giorno (che non ottiene la maggioranza) in cui chiede al Comune di sostenere e promuovere l’affissione del crocifisso nelle scuole.
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Elena Mosti raccoglie le critiche, ma non fa il passo indietro: la scelta di fare il presepe non la rinnega. Tutt’altro. E sintetizza le sue motivazioni in una frase: «Il presepe è più mio che di Stefano Benedetti». Tradotto: ci sono nel presepe concetti che fondano il pensiero di sinistra.
«Prima che simbolo religioso - Elena Mosti arricchisce il concetto - considero il presepe simbolo di tradizione. Mio padre, comunista, al presepe non ha mai rinunciato, per anni ho fatto l’erba presepina con mio nonno, tra i monti». Tradizione, ma anche qualcosa di più: «Ora io mi chiedo, ma se non ci sono gli ultimi nel presepe, dove sono? Penso al multiculturalismo, all’accoglienza, per questo non permetto alla destra di strumentalizzare il presepe ».
E a chi l’accusa di esserse lei l’oggetto della stumentalizzazione, Elena Mosti assicura che è proprio il contrario: «Sono io ad aver strumentalizzato la destra, a Stefano Benedetti dico: “Vieni pure, non ho paura, nella mia testa c’è posto pure per te. La mia non è la cultura che teme il confronto e le diversità. Sono un’insegnante elementare e penso che il presepe non debba essere imposto, ma anche che non leda nessuno». La Mosti il presepe in Comune lo fa, ma all’ordine del giorno sui crocifissi dice no (anche se al momento del voto è assente per presentare un libro). E spiega: «Da insegnante invito a pensare prima ai muri su cui il crocifisso viene affisso, muri che crollano, la salute dell nostre scuole ci deve preoccupare. Quello sì».
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