Italia
Ma il Comune rischia di risarcire
In sede civile i familiari delle vittime tireranno in ballo anche l’amministrazione
MASSA. Perché il Comune di Massa non è entrato nel processo sulla frana di Lavacchio? Perché l’amministrazione non è stata ritenuta in qualche modo responsabile della morte di Nara Ricci e del figlioletto Mattia? Lo hanno chiesto gli avvocati dei sei imputati finiti alla sbarra per quella tragedia. Ma non solo loro. In sede penale non è più possibile fare nulla, in sede civile la famiglia delle vittime - Antonio Guadagnucci e la figlia Michela - invece può tirare in ballo anche il municipio per aver concesso l’autorizzazione a costruire la loro casa a ridosso della montagna. Una casa che era già stata travolta da una frana che si era portata via il bagno. Nonostante questo però a nessuno dell’ente comunale venne in mente che forse era meglio mandare via le persone da lì. E non solo da lì, visto che il perito nominato dal tribunale ci ha detto che un evento eccezionale può portarsi via delle vite a Lavacchio. Per questo gli avvocati che rappresentano i Guadagnucci, Giuliana Feliciani e Giovanna Daniele, hanno già inviato una lettera all’ufficio legale dell’ente bloccando la prescrizione. Il risarcimento verrà chiesto anche al Comune.
Ma allora perché la procura non ha iscritto nel registro degli indagati i tecnici municipali? Non è stato un errore, sempre se di errore si tratta, dovuto alla fretta. I consulenti dell’accusa, Gian Paolo Sommaruga e Paolo Rabitti, si sono presi più di un anno di tempo per completare il loro lavoro e hanno individuato responsabilità nella strada provinciale. Perché era proprio questo il dilemma: era franata la montagna oppure la strada? Secondo Sgambati non è franata la strada, visto che ha assolto tutti (i costruttori con formula piena), ma nelle motivazioni che consegnerà tra novanta giorni - sarà un discorso molto tecnico quello del giudice ed è per questo che si è preso tutto il tempo possibile - difficilmente punterà il dito contro l’amministrazione comunale. Tra tre mesi si capirà quali saranno le armi in mano ai Guadagnucci, sia per il risarcimento sia per l’appello.
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