Il dolore
Concessioni, il Tar dà ragione al Palazzo
«Improcedibile» il ricorso presentato dai Ricci (per il mancato rilascio) contro il consiglio comunale
CARRARA. Mancato rilascio delle concessioni di cava, il Tar Toscana ha dichiarato improcedibile l'ultimo ricorso dei Ricci contro il consiglio comunale, rigettando l'istanza (spese compensate).
«Desidero ringraziare tutti i consiglieri che con senso di responsabilità hanno tutelato l'istituzione Consiglio Comunale - commenta il presidente del consiglio comunale Luca Ragoni - approvando la delibera con la quale hanno impedito che il consiglio comunale fosse coinvolto in questioni private che devono essere definite e risolte nelle opportune sedi. Un rigraziamento anche al segretario generale Pietro Leoncini ed i suoi uffici per la lucidità e professionalità con la quale ha gestito tecnicamente questa pratica anomala e nuova nella storia del consiglio comunale».
La vicenda. Ilaria Ricci, presidente della società Ricci Ugo & Sergio Srl, nel settembre scorso aveva presentato ricorso al Tar della Toscana contro il consiglio comunale per il mancato rilascio della concessione della cava n. 161, denominata Venedretta C e lavorata dalla sua famiglia da oltre 50 anni.
Il ricorso era è finalizzato ad accertare e dichiarare la violazione dell’obbligo di rilasciare detta concessione da parte del consiglio comunale, imponendo all’assise cittadina di provvedere a tale procedura entro 30 giorni e prevedendo anche la “nomina di un commissario ad acta” nel caso in cui “persista l’inadempimento”. Per la prima volta l’amministrazione carrarese è stata citata in giudizio per non aver concluso i provvedimenti relativi alle concessioni di cava. Ad individuare nel consiglio cittadino l’unico organo competente in materia era stato l’articolo 3, comma 2, dello Statuto comunale. L’intera vicenda trae origine dal procedimento di concessione, disciplinato dal vigente Regolamento degli agri marmiferi, approvato dal consiglio comunale con delibera n. 88 del 29 dicembre 1994 e successivamente sottoposto a diverse modifiche ed integrazioni, l’ultima delle quali nel 2005. A rendere ancor più complesso e problematico il caso della cava 161 è poi un contenzioso civile iniziato nel 2002 tra i Ricci e gli eredi del primo degli altri due soggetti interessarti in merito alla definizione delle quote di diritti concessori rivendicate sui mappali costituenti il bacino estrattivo.
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