Sicurezza
«Caro Ragoni, un po’ di umiltà»
Assindustria replica al presidente del consiglio: dove vanno i 10 milioni della tassa marmi?
CARRARA. «Luca Ragoni, con il suo intervento zeppo di censure nei confronti degli "industriali", interpreta in modo esemplare i vizi di una politica screditata che continua ad auto assolversi riversando sugli altri le proprie responsabilità». È tranchant la replica dell’Associazione industriali all’intervento del presidente del consiglio comunale di Carrara, il piddino Ragoni, appunto, il quale aveva parlato di “chiusura e arretratezza” di una classe di imprenditori “che preferiscono “spendere centinaia di migliaia di euro per i ricorsi contro le norme sulla tassa marmi” invece di fare filantropia come i Bill Gates o investire sul territorio.
“Senti chi parla” è il senso della risposta del presidente dell’Assindustria Erich Lucchetti: «Invece di fare un esame di coscienza sulla qualità dell'azione svolta da chi, lui compreso, ha amministrato il territorio negli ultimi decenni, Ragoni si alza in cattedra e lancia un j'accuse generico sugli industriali. Il suo intervento di Ragoni non ha un vero filo conduttore e non meriterebbe risposta; ma i suoi toni particolarmente aggressivi richiedono un commento perché rischiano di soffocare il confronto appena riaperto tra amministrazione e associazioni sulle politiche del marmo».
Sulla sicurezza del lavoro nelle cave, imprese e Associazione Industriali, garantisce Lucchetti, «non hanno abbassato la guardia; molto è stato fatto in questi anni, insieme ai lavoratori e ai dirigenti del Servizio Sicurezza; siamo consapevoli che occorre fare ancora di più per elevare gli standard di sicurezza e sosterremo tutti gli sforzi i per avanzare ulteriormente su questa strada».
Sul fronte della responsabilità sociale dell'impresa, contrattacca poi, «Ragoni mette in uno stesso paniere i piccoli imprenditori del marmo con un gruppo di miliardari statunitensi. A parte l'improprio accostamento, non si può disconoscere l'azione di molti imprenditori locali che sostengono sistematicamente iniziative attività sociali (Caritas, enti culturali, attività sportive, volontariato, ecc… ); la sensibilità verso chi chiede aiuti è diffusa e, nel suo insieme, ha mosso e muove consistenti risorse».
Quanto alle alle accuse sui costi della strada dei marmi (Ragoni aveva detto: “se ne facciano carico gli imprenditori”), la replica di Lucchetti è facile: «Ricordiamo per la cronaca che progetto, esecuzione, coperture finanziarie e limiti alla circolazione dei mezzi non sono stati decisi dall'Associazione industriali ma dal consiglio comunale. Riteniamo che Ragoni conosca i numeri del bilancio del Comune; che sappia quanto incassa ogni anno dal settore marmo (17 milioni nel 2014; più di 20 nel 2016) e a quanto ammonta ogni anno il costo dei debiti contratti (7,5 milioni). Invece di lanciare accuse che svaniscono davanti ai crudi dati dei bilanci, farebbe meglio a dedicare tempo ed energie alla spending review e a impegnarsi in una azione di trasparenza che tante persone reclamano da tempo, ovvero ricostruire in modo dettagliato come sono spesi e dove vanno a finire i 10 milioni di euro che, al netto dei costi della strada dei marmi, residuano nei conti del Comune».
Infine, la questione ricorsi: «Tutti faremmo volentieri a meno dei tribunali. Tutti possono sbagliare ed anche gli "industriali" hanno commesso i loro errori ma Ragoni dovrebbe chiedersi, con un po’ di umiltà in più, perché il Tar ritiene palesemente illegittimi i provvedimenti adottati dal consiglio comunale da lui presieduto. Caro Ragoni, in tutta franchezza, si dedichi a cose più serie».
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