Toscana
Volevano mettere una bomba in procura
Lo scopo era quella di dimostrare la forza della banda. Ma la squadra mobile lo ha scoperto in tempo
MASSA. «Facciamo saltare la procura così capiscono chi siamo». Questa è la frase più eloquente intercettata dagli agenti della squadra mobile, diretti da antonio Dulvi Corcione, impegnati nell’operazione Spari e dispari che ha portato all’arresto dei componenti dei due clan che hanno terrorizzato i Poggi. In manette per quella storia finiti Pablo e Mattia Ricci, Elisa e Alessio Mazzi, Thomas Quadrella e Andrea Bonuccelli. Le accuse più pesanti, dei 22 capi di imputazione contestate dagli inquirenti, sono proprio legate ai dialoghi tra i membri della banda dominante. La polizia durante le numerose perquisizioni eseguite nel quartiere aveva installato le cimici per captare quello che si dicevano gli indagati. E a funzionare erano state quelle messe nelle auto, dove nonostante il fiato sul collo delle forze dell’ordine i protagonisti della faida si sentivano al sicuro.
Corcione e i suoi stavano lavorando su questa inchiesta da tre mesi. Tante le piste seguite. Qualcuno era arrivato a ipotizzare infiltrazioni da parte della malavita organizzata napoletana e albanese. Elementi per confermare questo non ne sono stati trovati, ma chi spacciava aveva disponibilità praticamente illimitata di cocaina e hashish. E non esiste nella nostra zona un posto dove viene stoccata o prodotta. Né dalle intercettazioni, né dai pedinamenti fatti, anche con l’aiuto delle volanti, però, è stato possibile stabilire chi è il fornitore.
Era stato il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Alberto Dello Iacono, a rivelare che una delle gang progettava un attentato contro le istituzioni. «Stavano pianificando attentati sotto la questura e la procura; li abbiamo visti in sopralluogo e sappiamo che si stavano approvvigionando dell'esplosivo necessario», aveva detto durante la conferenza stampa che annunciava i sei arresti.
La squadra mobile ha intercettato i sopralluoghi effettuati da Mattia e Pablo Ricci e Thomas Quadrella per capire dove piazzare l’esplosivo che doveva spaventare i magistrati. Gli agenti erano in procura e sentivano quello che dicevano i tre. A pochi metri da loro. Quando hanno capito che il piano era quasi pronto sono scattate le manette.
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