Il Tirreno

Verifiche fiscali sulle cooperative

di Alessandra Vivoli
Verifiche fiscali sulle cooperative

La Guardia di Finanza passa al setaccio i libri di contabilità

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CARRARA. Controlli fiscali accurati sull’attività delle cooperative di escavazione di Carrara.

Su questo si sta concentrando il lavoro di verifica delle Fiamme Gialle che, proprio in queste ultime settimane, hanno ripreso la loro attività di controllo sul settore lapideo.

«Attività di routine» l’hanno definita dal comando provinciale della Guardia di Finanza, ma sembra proprio che questa volta la lente sia puntata sulle tre coop di escavazione, quella di Gioia, di Lorano e di Canalgrande.

Una verifica fiscale che sarebbe in corso proprio in queste ore e sulla quale al momento non trapela nulla.

Nessun collegamento, ad oggi, fra i nuovi controlli e la maxi inchiesta sul nero alle cave al piano di tre anni fa e che ha coinvolto aziende e imprenditori del settore.

È vero anche che la nuova attività della finanza potrebbe essere preludio di una conclusione delle indagini ancora in corso e per le quali sono arrivate anche nei mesi scorsi richieste di proroga. Adesso, proprio per la fine dell’anno, il procuratore capo Aldo Giubilato potrebbe tirare le somme di quella che è stata una intensa attività di indagini nelle quali le verifiche delle Fiamme Gialle hanno avuto un ruolo fondamentale.

Coop e altre aziende al centro delle nuove verifiche. Un’attività delicata. Controlli incrociati sull’attività di compra vendita del marmo e in particolare sulle vendite di partire di blocchi che avvengono direttamente al monte. Su questo si stanno concentrando le Fiamme Gialle, che da tre anni a questa parte hanno passato al setaccio gran parte delle aziende del lapideo.

Adesso si tratta solo della fase dei controlli solo al termine dell’attività verranno tirate le somme. E comunque solo dopo il lavoro delle Fiamme Gialle potranno eventualmente essere inoltrate le eventuali verifiche sul tavolo del procuratore capo della Repubblica Aldo Giubilaro.

Il punto sulla maxi inchiesta sul nero alle cave. Nel febbraio scorso era arrivata una nuova richiesta di proroga delle indagini (l’ultima era arrivata nel giugno scorso) . Si era dunque già allargata l'inchiesta sul nero alle cave condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dal procuratore capo Aldo Giubilaro. L’inchiesta, lo ricordiamo, è partita quando gli uomini delle fiamme gialle hanno bloccato, all’esterno di una azienda del marmo, un impiegato veneto con una valigetta contenente circa 40mila euro in contanti. L’uomo non è stato neppure indagato perché, a quanto risulta, sarebbe stato incaricato di consegnare la valigia ad un imprenditore carrarese dopo che gli era stato detto che conteneva documentazione e depliant del marmo. Ricostruendo poi i movimenti di altri personaggi che si muovevano nell’orbita delle aziende sospettate di “sotto fatturare” la compravendita dei blocchi, le Fiamme Gialle sono riuscite a mettere le mani su altro denaro contante, decine di migliaia di dollari ed euro che secondo gli investigatori erano destinati al pagamento in nero del materiale lapideo da trasportare in Cina e India. Fatture ribassate fino al 75% del valore effettivo della partita di marmo. E denaro, in nero, che, secondo le ricostruzioni, sarebbe finito in Svizzera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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