Il Tirreno

Strada contestata, condannata ditta di costruzioni

di Melania Carnevali
Strada contestata, condannata ditta di costruzioni

Dal processo emerge che la società ha realizzato l’opera non da progetto e usando alcuni operai del Comune

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PONTREMOLI. Un privato che chiede a una ditta di ripristinare una vecchia strada di campagna. La ditta che realizza tutt’altra strada. E un processo in cui salta fuori che il Comune ha “prestato”, gratuitamente, i suoi operai alla ditta per fare i lavori. Anche se a costo zero. È la storia contenuta nella sentenza del giudice Paolo Puzone del tribunale di Massa, che si è conclusa con la condanna della ditta, la Costa d’Orsola, al ripristino del terreno, al risarcimento di 10 mila euro e al pagamento delle spese processuale.

Tutto risale a fine anni ’90 quando i fratelli Laura e Lorenzi Bruschi, proprietari di un terreno nella frazione di Orsola, stipulano un accordo con la ditta per la realizzazione di una strada privata. Ma la ditta realizza la strada in tutt’altro posto, «non più collocato a margine del terreno (dei Bruschi, ndr)», scriverà poi il giudice nella sentenza, ma «quasi al centro», provocando quindi un danno alla proprietà. Il tutto, si scoprirà poi, perché in questo modo la società otteneva una strada per accedere più facilmente alla sua di proprietà. I Bruschi quindi denunciano il fatto. Parte il processo e finisce, parecchi anni dopo, con la condanna della ditta. Ma c’è dell’altro. Emerge infatti che la ditta è riuscita a ottenere irregolarmente dal Comune la messa a disposizione della manodopera e dei mezzi; in altre parola la società ha usato gratuitamente gli operai comunali, dando anche loro ordini su come lavorare. «I numerosi dipendenti comunali - si legge nella sentenza - hanno poi affermato che il Comune aveva realizzato la strada con manodopera e mezzi del Comune, ma nessuno di loro era stato incaricato o si era occupato di individuare il punto dove tracciare la strada, avendo trovato sul posto dei picchetti che indicavano il percorso da seguire». Di tutto questo però nell’albo pretorio del Comune non c’è traccia, né determine, né delibere, nulla. Secondo l’ingegnere Roberto Bertolini, responsabile del settore assetto del territorio, è tutto normale, dal momento che l’operazione “prestito” il Comune non ha tirato fuori un euro. Motivo per cui il processo si è chiuso con l’unica condanna alla ditta.

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