Sicurezza
Parco del Frigido tra rifiuti e pericoli
Il Comune: «Lo ripristineremo con i lavori di pubblica utilità»
MASSA. C’era una volta il parco fluviale del Frigido, un tragitto pedonale di 5 chilometri (andata e ritorno) lungo fiume, partenza obelisco e arrivo alla foce, con panchine in marmo bianco, un percorso natura con una marea di attrezzi ginnici nuovi di zecca, erba appena fatta, una bella staccionata di legno che delimitava gli argini. C’era una volta, sì, e per poco tempo. Quel parco realizzato dalla giunta Neri appena otto anni fa e abbandonato a se stesso poco dopo, adesso è inghiottito nel degrado. Panchine imbrattate o divelte, bidoni rotti o stracolmi di immondizia, staccionata a pezzi, rifiuti ovunque, pali di ferro arrugginito impiantati a terra a mo’ di recinzione, escrementi, erbacce, marmettola. Insomma, non proprio il posto adatto per un passeggiata con i piccoli. Il parco è oggi un esempio di investimento all’italiana, dove a mancare, prima di tutto, è la progettualità a lungo termine: progetti senza il “senno di poi”, fatti senza capire in parole povere, se ci sia la possibilità (economica) di portarli avanti. E così le giunte cambiano e i progetti falliscono miseramente.
La storia. Il parco è stato inaugurato nel luglio del 2007. Era uno degli impegni assunti dall’amministrazione Neri in campagna elettorale e voluto anche dalle associazioni ambientaliste, in testa Legambiente, che puntavano alla riqualificazione di quel tratto di città bellissimo ma abbandonato a se stesso. Il rilancio della zona è costato circa 700 mila.
Promesse mantenute quindi: il parco era diventato a pieno titolo una struttura pubblica attrezzata pienamente funzionante, frequentato ogni giorno da centinaia di cittadini e turisti.
E poi, il degrado. Le risorse mancano, le idee pure.
Il Parco oggi. Il Tirreno, nei giorni scorsi, ha percorso tutti e cinque i chilometri del Parco, per capire quale sia il suo stato di salute. Partenza dall’obelisco, dove, poco dopo l’ingresso, primeggia la targa in marmo bianco in onore a Pietro Del Giudice, primo prefetto di Massa Carrara, ed ex comandante del “Gruppo Patrioti Apuani”, la principale formazione partigiana del massese, a cui, appunto, il parco è stato dedicato. L’unico scorcio di integrità e bellezza su un sottofondo di degrado. Dietro, infatti, incomincia a vedersi la staccionata in legno a pezzi, in alcuni tratti ricoperta di canne ed erbaccia. Andiamo avanti ed ecco che spuntano dall’erba le prime panchine di marmo bianco ricoperte di scritte (sì, qui è l’educazione civica a mancare) e circondate da immondizia. Il bidone rigorosamente rotto e a terra.
Poco metri più in là, i primi attrezzi ginnici del percorso Natura -programma di attività motorie da eseguire a corpo libero e con l’ausilio di attrezzi ginnici, adatti per bambini, adulti, anziani, atleti, tutti - : irriconoscibili, sia l’attrezzo, rotto e inghiottito nell’erba, sia il cartello che dovrebbe spiegare come l’attrezzo funziona. E ancora più in là, sempre bidoni rotti, in terra, rovesciati. Panchine inghiottite nell’erba e rifiuti sparsi ovunque. Poi anche la marmettola, lo scarto di lavorazione del marmo che arriva direttamente dalla cave, dove, invece di essere stoccata e portata in discarica viene abbandonata dove capita finendo poi giù giù, verso valle, e depositandosi nel letto del fiume o, appunto, negli argini.
E ancora ,poco più in là, parte una staccionata fatta di ferro, tutto arrugginito. E poi le barche abbandonate lunghe il percorso, resti di motorini, gomme, plastica. Più che un parco, sembra un luogo abbandonato.
Il futuro. Nei piani dell’amministrazione comunale il percorso fluviale crescerà. È previsto infatti nel regolamento urbanistico un allungamento della passeggiata verso il centro di Massa.
Per quanto riguarda la manutenzione, invece, il Comune, non avendo fondi, ha presentato, insieme al Consorzio di bonifica, un progetto alla Regione Toscana per ricevere risorse per i lavori di pubblica utilità: una forma di ammortizzatori sociali, con cui alcuni disoccupati del territorio (vedi Eaton) verrebbero “impiegati” in lavori, appunto, utili, come la manutenzione del Parco del Frigido.
«Il progetto durerebbe un anno - fa sapere il vicesindaco, Uilian Berti - e permetterebbe in questo periodo di ripristinare il parco e tenerlo pulito».
Per quanto riguarda la bonifica degli argini dalla marmettola e dai detriti delle cave, invece, c’è un cortocircuito burocratico «che vieta agli enti locali di rimuoverli - continua Berti - Abbiamo però chiesto una deroga alla normativa, proprio come è stato fatto a Carrara per il Carrione, che speriamo di ottenere per rimuovere i detriti. Anche perché, il Comune, nel farlo, ci guadagnerebbe, dal momento che può rivendere (non essendo più zona Sin, ndr) il materiale ad aziende del posto».
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