Il Tirreno

Ospedale Apuane, i sindacati: "Spazi piccoli e inadeguati"

Melania Carnevali
Ospedale Apuane, i sindacati: "Spazi piccoli e  inadeguati"

Massa, dai bagni senza bidet all'obitorio senza pensilina per riparare dalla pioggia. Cisl: "Struttura concepita male"

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Non solo una sala di attesa del pronto soccorso troppo piccola o una sala gessi «inidonea» perché, anche quella, troppo piccola. Tutto l’ospedale Apuane ha “problemi” seri con le misure e con la logica. Da sgabuzzini striminziti a collegamenti inesistenti fra i reparti: nei suoi corridoi si consuma il teatro dell’assurdo. A rivelarlo è chi, l’ospedale, lo vive quotidianamente, come Massimo Francini, responsabile per la sanità della Cisl e rsu aziendale che chiarisce: «Questo ospedale presenta diverse problematiche strutturali». Ecco quali.

Magazzini piccoli. I magazzini delle tre aree principali dell’ospedale (emergenza, medica, chirurgica) sono troppo piccoli rispetto a tutto il materiale che dovrebbero contenere (carrelli, carrozzine, medicinali). «Per le carrozzine - spiega Francini - sembra che abbiano trovato una soluzione alternativa, per il resto no». E i carrelli, quelli che contengono gli strumenti e i medicinali per le terapie, stanno nel corridoio «con le donne delle pulizie costrette ogni volta a spostarli per passare con i loro, di carrelli», spiega ancora Francini.

I bagni non a misura di donna. I bagni del personale sono rigorosamente senza bidet, nemmeno fossimo in Africa. «I bagni dei pazienti ce l’hanno - spiega il responsabile per la sanità della Cisl - mentre quello dei dipendenti no. Le donne possono capire bene il disagio che una dipendente può provare, considerando che spesso passano le giornate intere a lavoro».

Assenza di privacy nei percorsi tra i reparti. Mancano completamente - stando a quanto riferito da chi ci lavora - percorsi “preferenziali”, privati, come dovrebbero essere, ad esempio, quelli tra sala parto e ostetricia o il nido. Quindi le barelle, con le pazienti o i piccoli, sono costrette a passare nei corridoi normali, dove, per intendersi, c’è anche il pubblico. «Sono i percorsi con la linea gialla in terra - spiega Francini - E sono tutti così. Per rispettare la privacy dei pazienti quindi il personale è costretto a chiudere tutte le porte e a creare un finto percorso esclusivo al momento».

Stanze della terapia subintensiva “sbagliate”. Questo nuovo ospedale ha anche la terapia subintesiva, che accoglie pazienti di complessità intermedia tra un reparto di terapia intensiva e un reparto di degenza ordinaria e che ha lo scopo di dare assistenza a pazienti instabili che non possono essere adeguatamente trattati nei reparti di degenza, e d’altro canto non sufficientemente complessi per occupare un posto letto in terapia intensiva. Come si raggiunge questo obiettivo? Con una disposizione particolare del reparto: la terapia subintensiva è infatti costituita da un’unica area di degenza con letti attrezzati per il monitoraggio continuo emodinamico e respiratorio e dotati di sistemi infusionali elettronici. Il sistema di rilevazione e registrazione dei dati di monitoraggio è collegato a una centralina di controllo isolata dall’area pazienti da vetrate che consentono l’osservazione diretta dei posti letto. Questo in teoria, perché nella pratica, all’ospedale Apuane, non funziona così. «I pazienti sono in stanze normali e il personale - spiega Francini - ogni volta deve entrare e uscire dalla stanza per controllare il paziente».

[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.12582954:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2015/12/08/news/carrara-radiologia-fa-il-ponte-per-l-immacolata-ma-non-avvisa-i-pazienti-1.12582954]]

Obitorio, che impresa raggiungerlo. L’obitorio è stato realizzato in una palazzina distaccata, ma («almeno al momento», dice Francini), manca un collegamento diretto con il pronto soccorso. Per portare la salma dal pronto soccorso all’obitorio, quindi, la barella deve passare dall’esterno dell’ospedale, sfilando davanti al pubblico. Fosse solo questo. La pavimentazione intorno alla struttura è con masselli autobloccanti, quindi non agevole certo per una barella. E non è finita qui. La struttura non ha la pensilina, quindi, in caso di pioggia, la salma si prende tutta l’acqua anche nel semplice passaggio dal carro funebre alla sala dell’obitorio. Insomma, sembrerebbe quasi una storia fantozziana, questa, di quelle che fanno a ridere a crepapelle, se non fosse che stiamo parlando di un ospedale, appena costruito.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini