Il Tirreno

Carrara, le Fiamme Gialle tornano alle cave

Alessandra Vivoli
Carrara, le Fiamme Gialle tornano alle cave

Nuove verifiche della Finanza sull’attività di escavazione

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CARRARA. La lente della Guardia di Finanza punta di nuovo sulle cave. Al setaccio i libri contabili delle società di escavazione e delle cooperative. I nuovi controlli trovano conferma dal comando provinciale delle Fiamme Gialle dove non aggiungono altro rimandando dichiarazioni e quant'altro alla fine delle verifiche. La cosa certa è che questa nuova tranche di controlli a tappeto sulle cave - e sui libri contabili relativi alla vendita del marmo - potrebbe essere collegata alla maxi indagine sul nero alle cave condotta ormai sa mesi e mesi dal procuratore capo Aldo Giubilaro.

Nuovi controlli alle cave. «Controlli di ruoutine». Dal comando provinciale della Guardia di Finanza è questa l’unica dichiarazione ufficiale. Ma le Fiamme Gialle alle cave - e negli uffici al piano degli addetti ai lavori, leggi gestori delle concessioni al monte - nelle ultime settimane hanno incrementato i loro passaggi.

Una nuova tornata di controlli. Una rete con maglie strettissime su quello che avviene al monte e al piano in materia di vendita di blocchi e partite di marmo: gli stessi movimenti che tre anni fa approdarono nel maxi fascicolo di indagine sul “nero” alle cave che fece tremare il mondo del lapideo. Un’inchiesta, lo ricordiamo, che non è ancora conclusa. E la nuova attività della Finanza potrebbe essere letta anche come una ulteriore verifica richiesta dalla Procura per potere poi dichiarare chiuse le indagini. La cosa certa è che libri contabili e fatture del monte sono passate, quasi quotidianamente sotto l’esame delle Fiamme Gialle. Gli esiti? Come hanno commentato laconicamente dal comando provinciale: «Solo quando avremo finito tutti gli accertamenti».

La maxi inchiesta sul nero. Una indagine che, nel 2012, alla vigilia della fiera del marmo di Verona, ha fatto tremare l’intero settore. Quello che è emerso è un vero e proprio sistema, quello delle presunte sottofatturazioni del materiale lapideo venduto soprattutto ai compratori stranieri, da ricostruire. Tutta una serie di elementi che avrebbero determinato la richiesta di diverse proroghe sull’inchiesta “nero alle cave. La Procura è riuscita con l’inchiesta a mettere sotto la lente il sistema della sottofatturazione.

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Un sistema le cui dimensioni sono ovviamente da dimostrare, l’inchiesta è complessa,e tocca da vicino uno dei sistemi economici più importanti della città. La sistematica sottofatturazione del materiale lapideo: è questo il cuore del problema individuato dalla maxi-inchiesta sul nero alle cave e al piano che ha visto i nomi di imprenditori e commercianti di marmo iscritti nel registro degli indagati, perquisizioni in parecchie ditte e un lungo dossier di intercettazioni telefoniche.

Le rogatorie sui conti in Svizzera. Sono partite nel febbraio scorso le rogatorie nei confronti di 59 imprenditori (la maggioranza sono carraresi ma ci sono anche alcuni stranieri) coinvolti tutti nella maxi indagine della Procura avviata tre anni fa sul sistema della vendita dei blocchi con tanto di pagamenti in contanti, sottofatturazione e dichiarazioni fraudolente.

 

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