Il Tirreno

«Qui il centrosinistra non esiste più»

«Qui il centrosinistra non esiste più»

Le motivazione di Prc sull’uscita dalla maggioranza: «Pd dalla parte delle lobbies»

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CARRARA. Un addio per scelta, dettato non tanto o non solo dalla linea nazionale intrapresa dal partito ma deciso a seguito della consultazione di tutti gli iscritti che hanno manifestato a stragrande maggioranza il loro malcontento per l’immobilismo dell’amministrazione carrarese. I vertici locali di Rifondazione Comunista spiegano così la decisione di lasciare la coalizione che sostiene la giunta del sindaco Angelo Zubbani confermando le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi. E rivolgendosi proprio al primo cittadino, che aveva commentato i rumors parlando di una linea imposta dal livello nazionale, i rifondaroli carraresi snocciolano la loro lista delle cose che Piazza Due Giugno avrebbe dovuto fare e non ha fatto. «La nostra decisione arriva al termine di una verifica iniziata 15 mesi fa» attacca Piero Marchini, coordinatore comunale, ricordando come il suo partito abbia atteso a lungo l’agognato “cambio di passo”, armandosi di pazienza soprattutto a seguito dell’alluvione. Secondo i rifondaroli anche a emergenza rientrata, i mesi sono trascorsi senza che nulla cambiasse e, soprattutto dopo le elezioni regionali, l’impasse dell’amministrazione carrarese si è fatta ancora più evidente: «Tutta colpa del Pd» dicono dal partito, puntando il dito contro le divisioni interne ai democratici non solo a livello locale ma anche su scala regionale e nazionale. Un esempio su tutti? «Prendiamo quello che è successo con la legge regionale e i beni estimati» suggerisce Massimo Menconi, consigliere comunale e presidente della commissione Marmo (che formalizzerà le sue dimissioni da questo incarico in occasione del prossimo consiglio comunale, ndc) ricordando come, l’amministrazione toscana, assecondando le richieste del municipio ha messo a punto una norma per superare i beni estimati, norma che però è stata impugnata dall’esecutivo nazionale e giace ora in un cassetto in attesa della sentenza della Corte Costituzionale. «Il paradosso è che a tutti i livelli governa sempre il Pd» ha sottolineato Menconi, evidenziando le contraddizioni che affliggono il Partito Democratico. Il problema non è però solo la gestione del lapideo anche se, già ai tempi della giunta di Lucio Segnanini, i rifondaroli uscirono dalla maggioranza per questioni legate al marmo.

«Dalla sanità ai rifiuti passando per i trasporti e la portualità siamo entrati nell’era dei monopoli» ha aggiunto Piero Marchini, dichiarando ufficialmente il “no” del suo partito alle politiche “su area vasta” che, ha detto il coordinatore «privilegiano i poteri forti a discapito dei cittadini. E Gaia in questo senso insegna...». Certo l’addio non è stata una scelta facile, hanno spiegato i vertici del partito: «Abbiamo deciso senza fare i conti con il pallottoliere. Massimiliano Bernardi ha detto subito di essere contrario ma noi abbiamo ascoltato i nostri iscritti» ha aggiunto il segretario provinciale Giulio Marchi. L'iter ha ricevuto la benedizione politica sia dal leader nazionale di Rifondazione, Paolo Ferrero, sia dal segretario regionale Alessandro Favilli: «Prendiamo atto che anche a Carrara il centro sinistra non esiste più e che il Pd si è schierato con i padroni» ha detto il leader toscano. Insomma in vista delle elezioni amministrative del 2017, Rifondazione Comunista si rimette in gioco al motto di «Meglio soli che col Pd».(C.Ch.)

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