Il Tirreno

Ditta Costa, le analisi fatte non bastano

di Gianluca Uberti
Ditta Costa, le analisi fatte non bastano

Il sindaco chiede a Arpat di cercare nei terreni anche i Pcb, ossia i composti organici tossici

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AULLA. Non solo idrocarburi. Il sindaco Silvia Magnani ha chiesto all’Arpat (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana) di cercare anche i Pcb (Policlorobifenili) - composti organici che a partire dagli anni Settanta sono stati messi al bando in numerose nazioni - nei terreni attorno alla ditta Costa ad Albiano Magra.

È una richiesta che è arrivata direttamente dal ministero della Salute e che il primo cittadino aullese ha “girato” all’Arpat.

Una novità di certo non tranquillizzante, che il sindaco di Aulla ha reso pubblica nel tardo pomeriggio di lunedì durante l’ultima seduta del consiglio comunale.

Seduta durante la quale doveva essere discussa e votata la deliberazione della giunta comunale, la numero 107 del 16 novembre scorso, in cui si parla di delocalizzazione della ditta Costa e della necessità che la lavorazione del rifiuto indifferenziato sia portata fuori da Albiano Magra.

Il punto all’ordine del giorno inerente la deliberazione, però, è stato rinviato e la deliberazione passerà prima nella commissione consiliare preposta, «in modo che il documento che ne scaturirà – ha spiegato il sindaco di Aulla – possa unire maggioranza e opposizioni consiliari».

Ma, tornando alla richiesta di misurazione dei Pcb, questa arriva a seguito delle analisi condotte dall’Arpat, che hanno riguardato diossine, risultate assenti, e Ipa (Idrocarburi policiclici aromatici), invece presenti, seppur in minima percentuale, ma non i Pcb.

Infatti, a seguito dell’incendio di domenica 4 ottobre presso il capannone della ditta Costa e dell’ordinanza ancora in vigore che vieta di consumare frutta e verdura provenienti dagli orti compresi in un raggio di quattrocenti metri dagli impianti di lavorazione dei rifiuti ad Albiano Magra, l’Arpat aveva prelevato alcuni campioni di ortaggi per poter così valutare gli effetti di eventuali ricadute a terra di inquinanti prodotti dall’incendio.

L’Arpat aveva fatto presente di non avere ricercato il parametro Pcb, poiché questo non si svilupperebbe a seguito di incendio ed avrebbe origini diverse.

Nonostante ciò, all’Arpat è stato richiesto di cercare i Pcb, contaminanti ambientali di origine industriale prodotti in grandi quantità dal 1930 per vari usi commerciali, principalmente come componenti di fluidi dielettrici.

Sebbene la produzione industriale dei Pcb sia stata interrotta o drasticamente ridotta fra gli anni ’70 e gli anni ’90 a livello mondiale, essi sono ancora presenti nell’ambiente in conseguenza delle loro caratteristiche chimiche e fisiche, dove si accumulano nella componente organica dei suoli e entrano nella catena alimentare, concentrandosi, soprattutto, nella parte lipidica degli alimenti.

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