Sicurezza
Suicidio in caserma, slitta il processo ai due carabinieri
PONTREMOLI. C’era attesa per la prima udienza del processo che vede alla sbarra due carabinieri della compagnia di Pontremoli, accusati di non aver vigilato su un uomo che avevano fermato e rinchiuso...
PONTREMOLI. C’era attesa per la prima udienza del processo che vede alla sbarra due carabinieri della compagnia di Pontremoli, accusati di non aver vigilato su un uomo che avevano fermato e rinchiuso nella camera di sicurezza in attesa di accertamenti. Mentre era nella cella Ioan Tomoroga, romeno di circa trent’anni, si era impiccato a una finestra con la maglietta (i militari gli avevano tolto cintura e lacci delle scarpe per scongiurare gesti estremi, ma non era servito). Era la mattina del 7 agosto del 2011. Ieri in tribunale era prevista la deposizione del medico legale Maurizio Ratti, il consulente della procura che aveva effettuato l’ispezione esterna del cadavere. Ma lo sciopero degli avvocati ha fatto slittare il processo al 5 febbraio 2016. Giudice Fabrizio Garofalo.
L’uomo, di professione operaio, era stato arrestato per il sequestro della giovane moglie avvenuto qualche ora prima dell’arresto. I carabinieri della stazione di Mulazzo, chiamati da alcuni vicini, erano intervenuti dopo che il metallurgico si era recato nell'abitazione di Pontremoli dove la donna viveva sola da una ventina di giorni, dopo essersi separata dal marito con cui era sposata da 5 anni. Il romeno è stato così arrestato per sequestro di persona e rinchiuso nella cella di sicurezza della caserma di Pontremoli in attesa del trasferimento al carcere di Massa. Era in evidente stato di agitazione. Proprio per questo era stato privato di oggetti come lacci delle scarpe, la cintura e persino i jeans. L'uomo si era però sfilato la maglietta, l'aveva legata alla griglia dello spioncino sulla porta e se l'era legata al collo. Quindi si era seduto su una sedia lasciandosi cadere. La morte era avvenuta per asfissia, come aveva accertato poi Ratti. Ma il medico legale dovrà anche spiegare cosa ha trovato nel sangue dopo gli esami tossicologici.
Un paio di giorni dopo il suicidio gli inquirenti avevano trovato una lettera che Ioan aveva scritto alla moglie. Poche righe, ma bastavano per capire il suo disagio. Nel biglietto trovato dai carabinieri c'era soprattutto la seguente frase «Se non torni mi uccido». Un messaggio chiaramente indirizzato alla moglie che lo stava lasciando. L’operaio però aveva scelto il modo migliore per riconquistarla.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google