Trasporti
La terza risonanza c’è ma al vecchio ospedale
La macchina è spenta per essere trasferita al Noa. E le liste si allungano Maglia nera anche all’ecografia: per farla all’anca c’è da aspettare luglio
MASSA. Ospedale nuovo, liste d’attesa vecchie. Ebbene sì perché se qualcuno ha pensato che la nuova organizzazione sanitaria garantisse una bella sforbiciata alle liste, beh si è sbagliato: le criticità rimangono tutte e si confermano maglie nere la risonanza magnetica e l’ecografia. Le speranze di un taglio ai tempi di attesa non erano infondate: nuovo ospedale significa infatti nuovi macchinari. E l’equazione è presto fatta: se alle macchine esistenti e in azione se ne aggiungono di nuove, la diagnostica per immagini (Tac, risonanze, eco, rx) subirà una bella accelerata. Le cose, invece, non stanno proprio perché - e questo è il primo aspetto - tac e risonanza non bastano, servono pure tecnici e medici.
Quindi se il personale è lo stesso e senza dono dell’ubiquità aumentare il numero delle prestazioni diventa un’impresa. Ma non finisce qui: le macchine per la risonanza sono passate da due a tre (c’è in più quella al nuovo ospedale), peccato però che una abbia l’interruttore sull’off. Se ne sta ancora nel vecchio ospedale di Massa, sola soletta, nell’attesa - pure lei - che qualcuno la trasferisca al Monoblocco di Carrara dove dovrebbe riaccendere i motori e mettersi in funzione. Risultato: solo due macchine al lavoro, esattamente come prima del taglio del nastro in viale Mattei. Stesse attese, stesse lamentele.
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E non trova, quindi, soluzione una delle criticità storiche: ad ottobre, infatti - stando ai dati pubblicati sul sito dalla stessa Asl - per una risonanza aspetta oltre 20 giorni anche chi ha una prescrizione con indicazione “breve”. Indicazione per cui la Regione definisce un tempo massimo di 10 giorni. Oltre 20 giorni l’attesa minima nella zona di costa che si impenna a 164 - breve o non breve - in Lunigiana. La Regione - dicevamo - definisce gli obiettivi nel taglio delle liste in base alla gravità della patologia: non ci sono termini per le visite programmabili, quelle che facciamo per “check up”. Termine massimo di un mese (fino a 2 se non si tratta di visita) per accertamenti differibilili. Il paziente, invece, non deve - o non dovrebbe - attendere più di 10 giorni se nella prescrizione il medico ha specificato che la visita deve essere fatta a breve. C’è poi l’indicazione di urgenza per accertamenti da fare entro 3 giorni.
Distinzioni utili, ma non sempre previste dall’Asl. E fatta eccezione per le urgenze, che hanno tutte risposta entro le 72 ore, ci sono visite e analisi per cui la distinzione per gravità non è applicata. Un esempio: l’ecografia alla mammella. Tocca attendere 214 giorni in zona di costa che scendono a 160 in Lunigiana. Del resto per l’ecografia la classificazione regionale non è applicata. I medici le priorità le indicano, ma in mancanza di una definizione condivisa, scatta il caos e capita che tra le urgenze finisca pure una sospetta lesione di un tendine del mignolo. E a farne le spese è chi sta male davvero. Lo conferma una paziente: ha forti dolori ad un’anca, colpa della periartrite. L’ortopedico le prescrive un’ecografia. Il primo appuntamento disponibile è a luglio e lei è vinta dal dolore. Torna dall’ortopedico e il medico decide: scrive “breve” sulla prescrizione. La signora consegna tutto al Cup e aspetta. Ormai da 12 giorni.
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