Il Tirreno

Demanio, il Comune vuole riprendersi il Lungomare

Claudio Figaia
Demanio, il Comune vuole riprendersi il Lungomare

Massa, stabilimenti balneari, bar, ristoranti e discoteche sottratti allo Stato che manterrà solo le spiagge: un piano per de-potenziare la Bolkestein

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MASSA. C’è un pezzo importante di territorio del Comune di Massa che del Comune non è , ma è di proprietà dello Stato, del demanio marittimo per la precisione. È tutta la fascia di costa, dal Lavello al Cinquale, un’area “preziosa” dove ci sono 140 stabilimenti balneari, decine di bar, ristoranti, discoteche negozi. Ebbene, quell’area potrebbe esssre “sdemanializzata” e passare sotto la gestione comunale. Una rivoluzione non da poco, che è anche una specie di aggiramento della direttiva europea Bolkestein, quella che prevede la messa all’asta delle concessioni demaniali di tutta la costa italiana.

Oggi il confine del demanio marittimo corre lungo il marciapiede a monte del viale Lungomare. Domani potrebbe essere spostato alla linea di inizio della spiaggia. Cioè al di sotto delle strutture degli stabilimenti balneari e di tutti quegli edifici che si trovano sul lato verso mare del viale. Con la conseguenza che l’intero comparto del turismo balneare – spiagge escluse – si troverebbe all’interno di un demanio comunale e non più di demanio statale.

A mettere in moto questo processo è una legge, la 125/15, che assegna alla Regione il compito di effettuare una revisione organica del demanio marittimo. La Regione Toscana ha dunque girato ai Comuni costieri questo compito. Una volta raccolte le proposte dei Comuni, invierà al ministero dei trasporti e a quello dell’Ambiente, e all’Agenzia del demanio un piano complessivo di sdemanializzazione della costa toscana.

I Comuni devono, spiega la Regione Toscana nel recepire la legge del governo, individuare le aree che oggi fanno parte del Demanio «in cui siano localizzati immobili e strutture collegati alle attività turistico-ricreative che potranno essere oggetto di specifico approfondimento al fine di proporre la sottrazione rispetto alla perimetrazione del demanio marittimo. Tali aree dovranno presentare specifici caratteri identitari, storici, paesaggistici anche rispetto alla presenza di sistemi di micro, piccole e medie imprese operanti nel settore dei servizi per la balneazione». Ed è quello che anche il Comune di Massa sta facendo.

«I nostri uffici tecnici sono al lavoro per elaborare una nuova cartografia con le aree da “sdemanializzare” che poi invieremo in Regione», dice Gabriele Carioli, assessore alle Attività produttive. Una partita imporante anche per la casse di palazzo civico. Il passaggio al Comune delle strutture balneari consentirà ad esempio, dice ancora l’assessore Carioli, «di rivedere i canoni di concessione delle aree. Oggi, non è un mistero che i chioschi e le strutture che insistono sulle spiagge comunali pagano proporzionalmente molto di più degli stabilimenti che sorgono sul terreno demaniale marittimo. Un domani potremmo armonizzare questi canoni».

Ma la sdemanializzazione potrà avere anche altri effetti: un rimescolamento delle carte della infinita partita legata alla Bolkestein. Se gli stabilimenti balneari passeranno ai Comuni, all’asta potrebbero andare soltanto le spiagge. E a quel punto acquisire i diritti di sfruttamento dell’arenile diventerebbe poco appetibile per chiunque non abbia la disponibilità dei servizi alla spiaggia. Cioè degli attuali concessionari degli stabilimenti balneari.

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Forte dei Marmi, Viareggio e tutti i comuni costieri stanno lavorando a questa riforma e fra i sindaci si sta tentando una forma di collaborazione o comunque di confronto al fine di presentare proposte comuni alla Regione. Il 15 dicembre è la data in cui le proposte dovranno essere inviate a Firenze. Poi, dopo l’esame da parte della Regione, ci sarà l’istruttoria del ministero, che dovrà valutare i pieni di tutte le coste della penisola. Il cammino verso la sdema nializzazione è ancora lungo, ma potrebbe cambiare il volto di Marina di Massa.

 

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