Sicurezza
Alluvione 2012, indagine chiusa cinque gli indagati
Progetti di messa in sicurezza sbagliati o fatti in modo difforme Ecco le cause principali del disastro secondo gli inquirenti
CARRARA. Progetti di messa in sicurezza sbagliati o realizzati in modo difforme da come previsti inizialmente. È una storia che sembra più un destino, quella al centro dell'inchiesta sull'alluvione che il 28 novembre di tre anni fa ha devastato Carrara, per l'ennesima volta. La Procura sta chiudendo le indagini e nei prossimi giorni partiranno gli avvisi 415 (avvisi di conclusioni delle indagini, ndc). Gli indagati, nella prima fase dell'inchiesta erano sei; adesso cinque perché uno nel frattempo è deceduto.
Sono: l'ingegnere fiorentino David Settesoldi, colui che ha elaborato il progetto dei lavori di messa in sicurezza del Carrione nel tratto dove l'argine, nel 2012, è ceduto inondando case e aziende. Lo stesso progettista che a Massa ha elaborato le carte del rischio idraulico su cui il Comune si è basato per dare vita al regolamento urbanistico e che ha progettato la messa in sicurezza del torrente Fescione al Cinquale. Ci sono poi Alcide Baldassini e Maurizio Rocchi, rispettivamente ex e attuale dirigente all'ambiente dell'Unione dei Comuni montana della Lunigiana (l'ente che fino al 2012 era incaricato alla manutenzione dei corsi d'acqua, ndr). E ancora: Paolo Cacciatori, imprenditore, e Piergiorgio Giannarelli, operaio forestale.
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.10570473:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2014/12/28/news/parte-la-messa-in-sicurezza-di-bonascola-1.10570473]]
I dettagli dell'indagine non sono ancora noti. Ma sembra che sotto il mirino della magistratura ci sia il progetto di messa in sicurezza dell'argine sinistro del Carrione, nel tratto tra l'Aurelia e la briglia del Fiorino, all'altezza dell'ex concessionaria Catelani. Quell'argine che il 28 novembre del 2012 è crollato provocando milioni di euro di danni e una rabbia infinita. Quell'alluvione cadeva infatti su un'altra alluvione. Appena due settimane prima, sempre a Carrara, a scoppiare, sotto la furia del torrente Parmigliola, era stato lo storico muraglione a Battilana, che aveva messo ko tutta la città: strade chiuse, acqua non potabile, circa 400 famiglie senza energia elettrica in casa, decine di altre sfollate e ospitate in un campo della protezione civile nel padiglione fieristico di Marina di Carrara. E non erano passati nemmeno dieci anni da quando, nel 2003, Carrara era finita sotto un mare di fango che si era portato via una vita, quella di Idina Niccolai.
Alla seconda alluvione in due settimane quindi i carreresi hanno invaso la Procura di esposti. A questi si è aggiunta la relazione dei vigili del fuoco, datata 25 gennaio 2013, in cui il comandante Concezio Di Censo e Arcangelo D'Argenio, responsabile dei sopralluoghi, ipotizzavano che il crollo fosse avvenuto "a causa delle caratteristiche costruttive del muro di argine realizzato negli anni antecedenti il 2003".
Da qui è partita l'inchiesta della Procura che ha incaricato un consulente di realizzare una dettagliata perizia sui fenomeni alluvionali del 2012, quello dell'11 novembre e quello del 28 (quindi non solo sull'argine crollato, ndr). E le conclusioni della perizia sembrano confermare quanto prevedibile: nonostante la quantità enorme di pioggia caduta, l'errore è stato anche umano.
Con questa inchiesta il Carrione finisce tutto sotto indagine. È la conferma che, da monti a mare, i lavori di messa in sicurezza del torrente, nonostante gli oltre 50 milioni di euro spessi in undici anni, non sono stati eseguiti a regola d'arte e che lui, il Carrione, è ancora a bollino rosso.
Appena un mese fa, Maurizio Rosso, consulente nominato dal giudice per le indagini preliminari, Ermanno De Mattia, per l'incidente probatorio sull'altro tratto di muro crollato, quello del 5 novembre scorso, parlava di "una pistola puntata contro la città". Si riferiva a i lavori di messa in sicurezza su quell'argine che poi si è sbriciolato come un biscotto eseguiti non da progetto, il quale, arrivato in appalto nel 2007 era già, in parte, diverso da quello omologato dal Genio civile. Un processo, questo, per cui sono indagate sette persone: il dirigente della Provincia, Barbieri, la responsabile del servizio patrimonio dell'ente, Marina Rossella Tongiani, l'ex dirigente alla difesa del suolo Giovanni Menna, il titolare della ditta costruttrice Elios srl di Aulla, Diego Tognini, il geometra Giulio Alberti, direttore tecnico del cantiere dove avvenne il crollo, il progettista dell'opera. E ancora: Franco Del Mancino, progettista e direttore dei lavori dell'argine, cioè colui che lo ha certificato e Stefano Michela, ex dirigente alla difesa del suolo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
