Il Tirreno

«Io massone? No, ho solo una tessera, quella del Psi»

Claudio Figaia
«Io massone? No, ho solo una tessera, quella del Psi»

Zubbani replica al senatore Giarrusso: brutto segno quando la politica punta sulle insinuazioni e sulle minacce. E sulla mafia: non infanghi, ma collabori

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CARRARA. «Vogliamo sapere se il sindaco e chi guida le aziende pubbliche ha il cappuccio della massoneria nel cassetto». Michele Giarrusso, senatore dei 5 Stelle, componente della commissione parlamentare antimafia ha dato così voce a una corrente di pensiero sotterrane che vorrebbe Angelo Zubbani iscritto a una non meglio precisata loggia massonica. Una frase pesante, pronunciata nel contesto di un più complessivo ragionamento sulle infiltrazioni della malavita organizzata in città, che ha lasciato il segno. Un’insinuazione grave a cui ora il sindaco Angelo Zubbani risponde “per le rime”.

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«Brutto segno quando la politica baratta le ragioni della riflessione centrata sui problemi per rifugiarsi nella barbarie dei sospetti gratuiti puntando sulla rissa, sulle insinuazioni e sulle minacce», contrattacca il primo cittadino. Brutto segno, prosegue, «quando un senatore della Repubblica siciliano viene a denunciare infiltrazioni mafiose in una città e in una provincia lontana richiamando fatti ed episodi risalenti a decenni fa e che risultano già essere stati indagati dagli organi competenti. Il senatore occupa una posizione nel parlamento per poter far scattare tutte le azioni di tutela del territorio. Se ci fossero presenze mafiose il problema non sarebbe certo del suo partito, bensì dei cittadini tutti, e se pensa di costruire attorno a sé l'idea di rappresentare i buoni contro i cattivi sbaglia di grosso. La mafia è un problema nazionale, la sua diffusione, la capillarizzazione, la sua capacità di infiltrarsi in ogni attività e dovunque, dall'Australia al Canada, è ben nota e nessun territorio può ritenersi immune. Compito delle istituzioni e di chi le rappresenta è di attivare ogni strumento per contrastarla e rivelarne la presenza. Se c'è, e quando c'è. Male è invece cedere alla tentazione di asservire la ricerca di verità e giustizia alla propaganda speculativa ed al sospetto».

Ma Zubbani ha anche altro da ribattere: «Leggo che il senatore Giarrusso, oltre che della Commissione Antimafia fa parte della fondazione Caponnetto. Se fosse più accorto potrebbe ispirarsi ai modi del compianto giudice che mai si sarebbe neppure sognato di insinuare sospetti nei confronti di una intera comunità, senza fornire un minimo elemento per poter sostenere quel che dice.

Carrara è in Toscana e come sappiamo neppure la nostra regione è immune dalle infiltrazioni mafiose, ma a Carrara mi risulta che nessuno abbia mai pagato il pizzo, e che nessuna segnalazione ci sia mai giunta per permetterci di allertarci per attivare contromisure. Collaboriamo insieme con tutte le istituzioni, la magistratura e le forze dell'ordine per fronteggiare quello che affiora, quello che si conosce, quello che si cerca di sapere, e, pur in mezzo a mille difficoltà, abbiamo cercato tutti insieme di fare del nostro meglio».

Invece, sparando a zero su tutti dice il sindaco, «con insinuazioni generiche, si sparano fango e sospetti sull'intera comunità che non credo apprezzi di sentirsi infangata dalle accuse di un ospite in transito. No, né i toni né i contenuti ci fanno onore, e forse non nobilitano neanche il movimento che il senatore rappresenta».

Zubbani arriva poi alla questione personale della presunta appartenenza alla massoneria. «Altra questione è quella degli attacchi alla persona del sindaco, in carica, eletto, conosciuto, uomo pieno di imperfezioni e difetti, ma sul quale ancora nessuno si era neppure sognato di gettare sospetti così oscuri da risultare indicibili allo stesso accusatore. Si sospetta che abbia "il cappuccio" nell'armadio. Il linguaggio è colorito e forse aiuta a far colpo, ma questo sindaco ha fatto un unico giuramento di fedeltà, e lo ha fatto alla Repubblica Italiana e alla sua Costituzione e l'unica iscrizione è quella al Partito Socialista Italiano cui appartengo dal 1973 e con la mia brava tessera in tasca ho attraversato a testa alta tutta intera la stagione della gogna scatenata dai molti che hanno bruciato la mala erba e il buon raccolto. Essere socialista non mi ha certo aiutato, ma lo sono per convinzione e per senso di giustizia. E se la mia città mi ha scelto per amministrarla forse qualcosa significa. Non ci sono state pressioni di alcuna lobby prima delle votazioni in cui sono stato eletto, e pur nelle difficoltà, posso assicurare che ce l'ho sempre messa tutta perché la città non arretrasse di un metro neppure in questa stagione così drammatica».

Mi creda senatore, è la conclusione, «anche noi vogliamo contribuire a migliorare lo stato di questa nostra città, è un lavoro che si consuma qui, ognuno dalla propria postazione, è lavoro quotidiano, è lavoro di fatica e che incontra ogni giorno tante miserie e si confronta con la fatica dei miei concittadini. Ma è un lavoro che faccio per passione. Se crede di poter aiutare la comunità lo faccia, farà un buon servizio alla città; ma la prego, non insulti, non semini inutili sospetti, faccia anche lei il suo lavoro, impari la lezione da Caponnetto. Lei, senatore, non mi conosce e non tenti di ferirmi gratuitamente, se ha qualcosa da denunciare lo faccia, altrimenti, la prego, eviti penose sceneggiate».

 

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