Il Tirreno

il caso

Esumano una salma integra «Gettata poi nello sgabuzzino»

di Melania Carnevali ; di Melania Carnevali

CARRARA. Esumano una salma dopo diciotto anni e scoprono che non è polvere ma ancora integra: braccia, gambe, viso. Come se l’uomo fosse appena morto. È la strana scoperta fatta al cimitero di...

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CARRARA. Esumano una salma dopo diciotto anni e scoprono che non è polvere ma ancora integra: braccia, gambe, viso. Come se l’uomo fosse appena morto. È la strana scoperta fatta al cimitero di Turigliano, a Carrara, che è finita anche - in primo tempo - dall’avvocato.

A ricorrere al consulto di un legale è stata la figlia dell’uomo, Simonetta Bruschi, indigna dal “trattamento” riservato alla salma del padre “post esumazione”.

Gli addetti cimiteriali, infatti, non aspettandosi probabilmente di trovare un corpo ancora intero, avrebbero avvolto - stando a quanto raccontato dalla donna - la salma in un cartone e l’avrebbero sistemata in un gabuzzino in attesa della cremazione. Nulla di illecito. Tutto secondo - più o meno - routine.

Ma la vicenda ha fatto giustamente rabbrividire la figlia, già abbastanza traumatizzata dall’amara scoperta. «Nel rivedere il corpo di mio padre - racconta - è come se fosse morto un’altra volta. Ho provato lo stesso identico dolore di diciotto anni fa: credevo di trovare ceneri e ho trovato lui. E lo hanno preso in braccio, era un omone di 100 chilogrammi e lo hanno portato nello sgabuzzino, vicino al bagno del cimitero, avvolto nel cartone che si utilizza per le palline di Natale. Io ho vissuto tutto questo come una profanazione del corpo di mio padre». La salma in realtà doveva essere esumata otto anni fa (per campo adulti il tempo di esumazione è di 10 anni, ndr). «Visto che hanno aspettato otto anni potevano aspettare anche un altro giorno e lasciarlo nella bara», continua la donna che poi precisa: «Non voglio accusare, nè denunciare nessuno, specialmente gli addetti al lavoro che sono stati gentili e disponibili ma voglio ribadire il mio rammarico e la mia angoscia nel prendere atto di un sistema, di una prassi, di una metodologia che a me personalmente ha scioccato».

Anche perché il tutto le è costato parecchio: «Abbiamo speso una marea di soldi - racconta - È vero, io non sono del mestiere ed ero molto coinvolta emotivamente: tutto questo mi ha lasciato dentro un profondo senso di sgomento. Ma è una cosa che poteva accadere a chiunque. Penso solo che forse, per rispetto della morte, della sacralità dei defunti questi poveri resti avrebbero diritto di essere trattati in maniera più dignitosa e decorosa».

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