Gioco
Sentieri e mulattiere a rimetterli a nuovo ci pensano i detenuti
Progetto di carcere, Comune e Cai per il reinserimento I partecipanti: una splendida opportunità per riscattarci
MASSA. Nasce con la collaborazione della Casa circondariale di Massa Carrara, del Comune di Massa e del Cai (Club alpino Italiano), un progetto che apre la strada a nuove forme di collaborazione tra società e detenuti. Un progetto grazie al quale un piccolo gruppo di carcerati, 5 più un detenuto agli arresti domiciliari, ha partecipato, assieme ad altrettanti soci membri del Cai, ai lavori di manutenzione dei sentieri di montagna sulle nostre Apuane. Da luglio fino ad ottobre di quest’anno, per 2 giorni la settimana, i detenuti venivano accompagnati alle 7 a Massa sotto il palazzo comunale, da dove, con mezzi dei soci, venivano condotti a Canevara presso la sede Cai; da lì quindi, una volta indossati gli abiti da lavoro e recuperate le attrezzature in dotazione (guanti e scarponi), partivano alla volta della zona di intervento, lungo sentieri e mulattiere.
Le fila dell’esperienza si tirano durante una conferenza stampa, ieri mattina, nella sala-cinema della casa circondariale, alla presenza della direttrice del carcere, dottoressa Maria Martone e dell’assessore alla cultura Mauro Fiori.
«È stato un lavoro duro» è l’esordio del Presidente Cai Quadrelli che scende poi nei dettagli e racconta le nostre montagne, ne descrive la bellezze e le asperità: «Un lavoro duro - chiarisce il concetto - perché comunque le Alpi Apuane sono alte quasi 2000 metri e hanno sentieri difficili, a volte impervi». Poi entra nel vivo e racconta l’esperienza «entusiasmante» fatta con i detenuti. Entusiasmante - motiva - sotto diversi profili: per i ragazzi che hanno dimostrato una gran voglia di rendersi utili, per i membri del Cai, che sono riusciti a instaurare un ritmo di lavoro ed un affiatamento di squadra con i detenuti. Bella esperienza - aggiunge - e anche per gli abitanti dei paesi dove il gruppo è passato, che hanno dimostrato accoglienza e grande soddisfazione verso i ragazzi e l’iniziativa.
Alcuni ragazzi sono presenti anche alla conferenza stampa e raccontano l’esperienza fatta in montagna, colta come una bellissima opportunità: «Se siamo qua è per una scelta sbagliata- dice uno di loro - ma voglio ringraziarvi - e si rivolge alle istituzioni presenti - per averci dato la possibilità di compiere un passo verso la reintegrazione nella società. E per avermi fatto conoscere gli splendidi paesaggi, scorci per me fino ad ora completamente sconosciuti».
La direttrice del carcere spiega come sono stati selezionati i detenuti che hanno partecipato al progetto: «I ragazzi sono stati scelti in base alla loro sensibilità e al loro senso di responsabilità». Poi Maria Martone chiarisce come il progetto sia partito grazie alla modifica dell’art. 21 della Legge sull’Ordinamento penitenziario, la quale introduce il volontariato fra i detenuti.
Quella stessa legge ha, infatti, permesso di attivare anche altre collaborazioni importanti tra cui quelle con il Tribunale, il WWF, la Caritas, tutte nel segno del riscatto sociale. Un progetto tanto riuscito che il Club Alpino Italiano, nel divulgare l’esperienza attraverso congressi e meeting, ha ricevuto, anche da parte di istituzioni europee, richieste di spiegazioni circa le modalità operative seguite e commenti entusiastici di molti escursionisti.
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