Sicurezza
Pedinate e picchiate, ex mariti e fidanzati contro le compagne
Aumentano le denunce al pool anti bruto della procura In aula tanti processi che fanno luce sull’emergenza
MASSA CARRARA. Mesi di inferno per una giovane donna e il suo bimbo di appena dieci anni. A causa dell’ex marito che non accettava - e non accetta - la separazione. La coppia non è più tale da diversi anni, dopo una montagna di denunce per le percosse subite e le minacce sopportate. L’uomo, un quarantenne, per un po’ è stato sottoposto dalla procura - il pool anti bruto costituito nell’autunno del 2013 - al divieto di avvicinarsi a moglie e figlio. Ma nonostante questo non perdeva occasione per far sentire la sua presenza, facendosi vedere sotto casa e incrociandoli di proposito con fare minaccioso. Oppure in spiaggia, quando la donna cercava un po’ di distrazione con le amiche: «Si veniva a sdraiare accanto ai nostri asciugamani», ha detto al giudice. E già perché la vicenda è finita in tribunale e questo è uno dei tre procedimenti che gli ex coniugi dovranno affrontare. Sono state le amiche della vittima dello stalking a raccontare come viveva quei momenti la donna: «Era terrorizzata, dopo che vedeva l’ex marito si chiudeva in un silenzio irreale». E anche il bimbo: «Aveva paura del padre, cercava sempre di evitarlo».
Ma è soltanto uno dei tanti casi che arrivano sulle scrivanie dei sostituti procuratori e nelle aule del tribunale di Massa. Come la storia di quella donna disabile picchiata, minacciata e insultata dal compagno. Che arrivava al punto di approfittare dell’handicap della signora per infierire. Fino a che lei non ha trovato la forza per denunciarlo. Anche perché nonostante le restrizioni che gli aveva imposto il gip lui continuava a infierire su quella persona che diceva di amare. Fino a che non è finito in carcere - dove si trova attualmente - per furto e ricettazione. Il processo si terrà - sciopero degli avvocati permettendo - il 3 dicembre. La donna ha trovato la forza di costituirsi parte civile.
Ma c’è pure l’operaio trasformatosi in un orco dopo la perdita del lavoro: picchiava la moglie e maltrattava la bimba di appena sei anni. Facendole piangere praticamente ogni giorno. Fino a quando la consorte, esasperata da quei continui litigi e dalle botte, non ha trovato la forza di chiamare la polizia. È stata la squadra mobile, che fa parte del pool anti bruto, a occuparsi del caso e a scoprire le angherie. Il gip Antonia Aracri grazie a quelle prove aveva firmato un provvedimento che lo allontanava dalla casa familiare e soprattutto gli impediva di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla donna e dalla bambina.
Il pool anti bruto, composto da due magistrati donna, i sostituti procuratori Alessandra Conforti e Roberta Moramarco, riceve decine e decine di segnalazioni alla settimana: tutte donne che si lamentano dell’uomo che dice di amarle e invece le minaccia e picchia. Un numero in forte aumento. La maggior parte di questi casi si sgonfiano dopo poche settimane, frutto più di un malessere di coppia che di altro. Alcune volte viene disposto il trasferimento in una struttura protetta perché c’è il rischio che la situazione degeneri. Il pool è stato istituito dal procuratore capo Aldo Giubilaro dopo l’omicidio di Cristina Biagi, la donna uccisa dal marito, Marco Loiola, a colpi di pistola in un ristorante sul lungomare di Marina. Gli inquirenti stavano seguendo Cristina ma non avevano fatto in tempo a bloccare l’uxoricida.
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