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Le vecchie cave dismesse si trasformeranno in teatri

di Melania Carnevali
Le vecchie cave dismesse si trasformeranno in teatri

Il regolamento urbanistico vieta la riattivazione di miniere chiuse: al loro posto attività culturali e sportive. E spunta l’idea di un festival heavy metal a Renara

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MASSA. Le cave dismesse o abbandonate nel comune di Massa non potranno più riaprire. Quei pianali nel cuore della montagna potranno però essere trasformati in teatri all’aperto o in palchi per concerti o ancora in campi da calcio ad alta quota. È quanto contenuto nell’articolo 116, tema cave, del regolamento urbanistico pubblicato lo scorso 21 ottobre nel Burt e per cui ci sono ancora circa quattro settimane di tempo per presentare le osservazioni.

Un progetto di riqualificazione e recupero delle Alpi Apuane che di fatto scavalca il Piano paesaggistico regionale. Il documento partorito dalla Regione infatti, nella prima bozza, quella in cui si vedeva ancora la mano dell’assessore all’urbanistica Anna Marson, era previsto che non si potessero riaprire le cave dismesse da oltre vent’anni, con il parere contrario degli ambientalisti che invece chiedevano che il piano prevedesse il totale divieto di riapertura di cave dismesse, a prescindere da quanto lo fossero. È successo giusto il contrario. Una pioggia di emendamenti ha tagliato tutta la rete di protezione costruita dalla Marson con il suo team di tecnici e professionisti, permettendo la riapertura delle cave ferme.

Gli ambientalisti non si sono arresi e hanno scritto un appello al presidente della Repubblica - lo ha fatto l’associazione Grig - per chiedere la difesa delle Alpi Apuane. Intanto il Comune di Massa ha giocato in difesa, vietando appunto l’attivazione di vecchie miniere.  Certo, Massa non è Carrara, terra di cave e potere, dove la lobby del marmo non concede nulla. Ma il coraggio è apprezzabile. Sono decine anche al di qua della Foce infatti le cave dismesse o abbondate che potrebbero essere riattivate - stando alle linee guida del Pit - permettendo alle cave di espandersi verso l’infinito.

E invece il Regolamento urbanistico, grazie forse anche alla presenza in commissione urbanistica di figure dell’ambientalismo locale, come Nicola Cavazzuti di Rifondazione comunista, «vieta la riapertura delle cave non attive» - si legge e «prevede il risanamento e la sistemazione di tipo naturalistico ambientale dei piazzali e il ripristino delle condizioni di sicurezza». Ad eccezione, tutto questo, di cave la cui riattivazione sia strumentale al recupero stesso. Che in realtà è un po’ un ossimoro.

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Tuttavia, questa è la vera novità che introduce il regolamento urbanistico, le miniere sulle Alpi Apuane potranno essere utilizzate per attività ludico sportive, come spettacoli, concerti, eventi sportivi e via dicendo. Per questo prevede «la facoltà -si legge - di presentare proposte di riuso mediante la formazione di piani attuativi di iniziativa pubblica o privata contenenti il progetto dettagliato della nuova fruizione proposta e del connesso recupero ambientale e paesaggistico del sito».

Il progetto dovrà includere, dove necessario, anche l’opera di messa in sicurezza, la sistemazione idraulica e di drenaggio delle acque, insomma tutto ciò che serve per garantire la fruizione pubblica del sito in condizioni sicurezza. Qui potranno essere montati quindi chioschi o locali di ristoro, aule didattiche o espositive, foresterie, spogliatoi, palestre di roccia, aree ginnico sportive, «nonché - si legge ancora - dotazioni pubbliche o infrastrutture di integrazione ai percorsi turistici e della sentieristica, purché non vengano occultati siti con tracce evidenti di antiche lavorazioni e/o testimonianze di archeologia industriale».

Un’idea di bellezza quindi per contrastare il degrado e l’usurpazione delle montagne.

Il regolamento, dicevamo, non è ancora attivo, ma già le idee frullano e girano. E c’è chi alla ex cava di Renara, dove ora c’è un enorme piazzale su cui sovrasta una pietra gigante, pensava di farci un festival heavy metal.

Si tratta di capire, dal momento che è in area Parco, se l’ente lo concede.

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