Sicurezza
Giannetti lancia accuse «Usavano le mie password»
La difesa dell’ex direttore amministrativo dell’Asl contesta le indagini della Gdf «Potete dirci chi entrava nel programma e modificava i conti?». L’ufficiale: «No»
MASSA. L’indagine della guardia di finanza sul buco di bilancio dell’Asl di Massa Carrara di oltre duecento milioni hanno accertato tutto quello che era possibile accertare? Una domanda che può sembrare banale, ma che non lo è quando a farla è un avvocato dell’esperienza di Franco Perfetti. Anche perché il legale, che difende l’unico imputato di questa vicenda (dopo che sono stati assolti e prosciolti i due ex direttori generali dell’azienda sanitaria), l’ex direttore amministrativo Ermanno Giannetti, ha colto nel segno. Dato che il tenente colonnello Adriano Lovito ha dovuto ammettere che alcune cose non è stato possibile approfondirle. «Era impossibile farlo», ha spiegato l’ufficiale.
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Ma cosa? Se qualcuno a conoscenza delle password di Giannetti è riuscito a entrare nel programma informatico che gestiva il bilancio dell’azeinda sanitaria apuana. «Non potevamo sapere chi usava quelle chiavi - ha precisato Lovito -, ma abbiamo provato che da quell’identificativo erano stati modificati i conteggi». Un’altra cosa l’avvocato Perfetti è riuscito ad avvolgere nel dubbio: la responsabile dell’ufficio amministrativo dell’Asl, Marisa Vernazza, poteva entrare nel programma di gestione del bilancio quando voleva? E se sì, è stata lei a fare quella modifica datata 8 dicembre (festa dell’Immacolata) del 2010? Perfetti lo ha detto chiaramente al giudice Giovanni Sgambati: «In un’intercettazione con una collega Vernazza fa un riferimento chiaro a quel giorno festivo secondo noi, io volevo sapere se la guardia di finanza ha stabilito con certezza chi era l’autore di quella sovrascrittura ai dati già esistenti». Il tenente colonnello, nel frattempo trasferito a Cagliari, ha scosso la testa: «No, questo non lo abbiamo accertato».
Insomma, quelle certezze che c’erano all’inizio dell’inchiesta, leggendo le carte dell’inchiesta coordinata dal procuratore capo Aldo Giubilaro e dal sostituto Alberto Dello Iacono. piano piano vacillano anche per Giannetti. Così come lascia perplessi la storia di quel credito fasullo di 60 milioni vantato con la Regione, un documento inviato ai revisori dei conti della Deloitte che non si sa chi lo abbia consegnato né chi lo abbia firmato. Giannetti dice di essere estraneo. E lo ribadirà fino alla fine.
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