Il Tirreno

Cellulari muti, ma l’antenna non si fa

Chiara Sillicani
Cellulari muti, ma l’antenna non si fa

Il Tar dà ragione all’amministrazione e respinge la richiesta della sospensiva: il divieto del Comune è ragionevole

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MASSA. I telefonini al nuovo ospedale in viale Mattei non prendono e se prendono, prendono male. E così sarà ancora per un po’ perché di antenne sopra il tetto del Noa non se ne possono installare. Parola del Tar. Comune, Asl e Telecom, quindi, devono sedersi intorno ad un tavolo e disegnare soluzioni alternative e condivise.

Ma andiamo per ordine perché dietro il malfunzionamento dei cellulari non si celano pure questioni tecniche, ma una querelle, con tanto di ricorso alla giustizia amministrativa, tra Comune, azienda sanitaria e Telecom. A mettere un primo punto, ieri, ci pensa il Tar: la compagnia telefonica, in attesa della pronuncia sul merito, chiede che sia sospesa l’efficacia di tutti gli atti, firmati da Palazzo civico, che impediscono l’installazione di un’antenna sul tetto dell’ospedale. Ma il tribunale amministrativo quella sospensiva non la concede e riconosce «la ragionevolezza dell’operato dell’amministrazione». Niente antenna, uno a zero per il Comune.

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Tutto comincia - o almeno emerge - quando il Noa apre i battenti: i telefonini non funzionano e la cosa crea parecchi disagi ai pazienti, ai familiari e anche ai medici che non riescono a comunicare. La struttura in cemento armato fa da schermo alle onde e impedisce le chiamate. Senza dimenticare che, a complicare le cose, c’è pure il sovraffollamento delle linee visto che dentro l’ospedale di gente ce n’è sempre parecchia. Si apre il fronte: per l’Asl il Comune ha messo i bastoni tra le ruote, via Porta Fabbrica, invece, spiega di aver agito nel rispetto di un piano antenne approvato nel 2011 ed aggiornato nell’aprile del 2015. E quel piano dice no ad installazioni all’ospedale: consente invece, di costruire impianti in terreni pubblici. Proposta che il Comune avanza anche a Telecom.

La compagnia ricorre al Tar e chiede che sia sospesa l’efficacia dello stesso piano e di tutti gli atti e i pareri in base a cui non è stata consentita l’installazione dell’antenna sul tetto del Noa. Il Tar dice no e lo fa appellandosi alla legge regionale 49 del 2011 che vieta «l’installazione di impianti per telefonia mobile su ospedali, case di riposo, scuole...». La giustizia amministrativa, inoltre, non ravvisa - si legge nell’ordinanza - «nessuna illegittimità nel piano antenne» tanto più - parafrasiamo il linguaggio tecnico - che il Comune alla soluzione “antenna sul tetto” ha detto no, proponendo «due locazioni alternative».

Il Tar esclude anche la possibilità di una deroga alla legge regionale: «La società (Telecom) - motiva - non svolge alcuna considerazione intorno al tema della esposizione complessiva della popolazione alle onde cui il legislatore condiziona la possibilità di derogare... nè, dimostra che la localizzazione sul tetto dell’ospedale costituisca l’unica soluzione idonea ad assicurare la funzionalità del servizio, ovvero - aggiunge - che sarebbe la stessa funzionalità delle rete a venire pregiudicata dalla localizzazione presso uno dei siti individuati dal piano comunale».

Insomma, secondo il Tar la deroga non si può consentire perché - queste le motivazioni del tribunale - non c’è uno studio sull’esposizione alle onde e non è dimostrato che l’unica soluzione possibile sia il tetto.

E il fatto che i siti proposti dal Comune siano in area ad elevata pericolosità idraulica, secondo il tribunale amministrativo «non inficia la ragionevolezza dell’operato dell’amministrazione»: i siti - spiega il Tar - sono già in corso di utilizzazione da parte degli altri gestori e i manufatti (leggi: le antenne) non presentano controindicazioni rispetto a quel tipo di ubicazione.

Richiesta di sospensiva rigettata e Telecom chiamata a pagare le spese legali per questa prima fase della “battaglia”. Perché se ne aprirà una seconda quando il Tar si pronuncerà sul merito. Uno a zero per il Comune, quindi, anche se l’amministrazione i salti di gioia non se li concede: sindaco e vicesindaco assicurano che l’obbiettivo è risolvere il disservizio, in tempi brevi. E convocano, per questa mattina, un tavolo tecnico con l’azienda sanitaria.

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