Il Tirreno

Cave ferme per l’ultimo saluto

di Melania Carnevali
Cave ferme per l’ultimo saluto

Si terranno oggi i funerali di Mazzucchelli. E i sindacati hanno indetto il secondo sciopero

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CARRARA. Continua il lutto sulle Apuane. Ruspe ferme e silenzio, in segno di dolore, di cordoglio, di rispetto per Nicola Mazzucchelli, il cavatore morto lunedì alla cava 102, Calocara, per una perlina del filo diamantato che lo ha colpito alla tempia. Inutili i soccorsi. Inutili i tentavi di rianimarlo: all’arrivo dell’ambulanza e dell’elisoccorso, l’uomo era già morto.

Oggi in cava non verranno tagliati blocchi, per tutto il giorno. I sindacati hanno indetto infatti un altro sciopero di 24 ore, il secondo, per permettere ai cavatori di partecipare al funerale del collega e dell’amico, che prenderà vita stamani alle 10 alla parrocchia di Miseglia. Tante le persone attese. Solo lo sciopero interesserà circa 600 cavatori.

Uno sciopero in segno di lutto, sì, ma anche di protesta, come quello che è stato realizzato martedì scorso, all’indomani del tragico evento. Una giornata, quella, in cui hanno incrociato le braccia oltre mille lavoratori, tra cave e piano, e che ha unito la rabbia per la perdita dell’ennesimo collega, alla rabbia per un lavoro che nonostante sia un po’ meno usurante di una volta, continua a essere massacrante, duro, pericoloso. Ogni distrazione è fatale, su quelle montagne che nascondono oro e morte. Tanti infatti i cavatori morti sul lavoro. E questo succede, come ha ricordato spesso l’ingegner Maura Pellegri, responsabile del servizio Asl di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro, perché «quel cantiere non è un qualsiasi cantiere»: condizioni estreme pretendono una concentrazione estrema che non sempre c’è. Il caldo, il freddo, la stanchezza. Tonnellate di marmo da staccare ogni giorno per spedire chissà dove. Sempre di più, sempre più veloce.

Certo è che di mezzo, questa volta, c’è una macchina da taglio, il filo diamantato, da cui è partita la perlina che ha ucciso Nicola Mazzucchelli. Sarà la procura di Massa a stabilire di chi sia la colpa dell’accaduto. Se c’è una colpa, chiaramente.

Ma rimane intanto fermo un punto: «Gli orari di lavoro in cava uccidono», dicono all’unisono i sindacati. Una delle rivendicazioni sindacali che più rimbomba in queste ore infatti è proprio quella dell’orario di lavoro: «Abbiamo già detto anche troppo in questi giorni - commenta Giacomo Bondielli, della Filca Cisl - Bisogna tornare a lavorare con calma, perché non può continuare questo stillicidio. Adesso in cava si corre, si corre, si corre». A indire lo sciopero le segreterie provinciali di Fillea-Cgil, Filca-Cisl Feneal-Uil e Cobas marmo. Intanto anche l’Anmil di Massa Carrara, esprime il suo cordoglio alla famiglia. «Questo infortunio sembra dimostrare - scrivono - che prevenzione e sicurezza non sono mai abbastanza in una lavorazione pericolosa come quella dell'estrazione marmifera. E per questo che non si può e non si deve abbassare la guardia».

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