Finanza
Processi fino a tarda sera La rivolta dei cancellieri
Al personale amministrativo non pagano gli straordinari, da qui la protesta Ma anche i magistrati sono sotto organico. E le prescrizioni si moltiplicano
MASSA. Dopo l’accorpamento dei tribunali di Massa, Carrara e Pontremoli, nel palazzo di piazza de Gasperi ogni giorno dovrebbero tenersi udienze con cinque giudici diversi: gup, gip e tre magistrati per la fase dibattimentale. Questo non accade perché non ci sono le aule per farlo, non ci sono le toghe e neppure i cancellieri. Risultato? Una miriade di processi per reati minori - ma pur sempre reati - che vanno in prescrizione già in primo grado, oppure ottengono una prima sentenza che però in appello viene cancellata per decorrenza dei termini. Lo stato di sofferenza della giustizia apuana è tornato nuovamente di attualità lunedì pomeriggio, quando le udienze si sono protratte fino a oltre l’orario di chiusura del palazzo. Con grande difficoltà da parte del personale amministrativo a gestire i procedimenti che si susseguivano uno dietro l’altro. E con la vigilanza che era già andata via: per uscire imputati, avvocati e magistrati hanno dovuto fare un giro assurdo perché i cancelli principali erano stati chiusi.
Ma non è stato il capriccio di un giudice, bensì il lavoro che doveva smaltire: una decina di processi, che altrimenti rischiavano di scadere, che doveva portare a termine. Con buona pace del cancelliere che lo ha assistito facendo diverse ore di straordinario che non gli verranno né retribuite né trasformate in giorni di riposo. Insomma, basta questo per capire che i sindacati non vedono di buon occhio queste lunghe giornate in aula. Malcontento che è già stato segnalato al presidente del tribunale Maria Cristina Failla.
Il problema della carenza di amministrativi è serio e tocca principalmente le cancellerie che con i prepensionamenti hanno perso dal 20 al 25 percento degli effettivi. Un deficit particolarmente gravoso per il corretto e fluido funzionamento dell'attività giudiziaria: l’assenza dei cancellieri durante lo svolgimento delle udienze civili; degli ufficiali giudiziari in quelle penali; l’osservanza del divieto di comunicazione dei testimoni, tra di loro e con le parti. Le udienze pomeridiane non si possono fare sempre, proprio perché non c’è personale. E quello che c’è se fa più ore ha la stessa busta paga.
L’anno scorso alcuni giudici monocratici avevano provato a introdurre l’udienza del sabato, giusto per smaltire un po’ di fascicoli. Un’innovazione che aveva come unico scopo quello di permettere ai cancellieri di terminare entro le 14 il loro impegno in aula nei giorni feriali. Ma la novità è durata poco, perché si poneva un problema di costi (vigilanza) e poi la giornata lavorativa prefestiva non piaceva né ai dipendenti del tribunale né agli avvocati che venivano convocati. Quest’anno quindi niente prefestivo, ma capita spesso che si sforino non solo le 14, ma anche le 18. Insomma, sembra non esserci via d’uscita.
Anche perché servirebbero più aule (almeno altre due) per poter smaltire i procedimenti che sono in attesa di sentenza. E servirebbe almeno un giudice da impiegare nel monocratico e uno da mettere a disposizione dei collegi che si occupano dei reati con condanne più pesanti. Due magistrati che l’attuale pianta organica disegnata dal ministero della Giustizia non prevede. E quindi il rischio è che lo stato di sofferenza per la giustizia apuana duri perennemente. (d.d.)
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