Il Tirreno

IN AULA

"Così quel medico mi ha molestata"

Un'aula  di tribunale
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Un'aula di tribunale

Il racconto di una delle pazienti palpeggiata dal professionista nello studio di un’associazione di Terrarossa

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LUNIGIANA. «Doveva palparmi il seno da medico, invece non solo ha dimenticato di essere un dottore mentre mi toccava, ma mi ha anche tirato giù pantaloni e mutandine e mi ha molestata. Facendo finta che quelle mosse facevano parte della visita che avevo richiesto. Non contento quando sono uscita dal suo ambulatorio mi ha anche inviato un sms ammiccante dove mi definiva carina». Questa la testimonianza di una delle pazienti del medico Ermanno Ghio, il dottore accusato da 18 donne di molestie aggravate dal fatto che le vittime erano sdraiate sul lettino dello studio che il professionista aveva all’interno dell’associazione il Faro a Terrarossa. L’episodio che riguarda la signora che ha testimoniato davanti al collegio presieduto da Giovanni Sgambati non è entrato nel fascicolo del processo perché lei, su consiglio di un altro medico, non aveva denunciato il fatto. Facendo trascorre i novanta giorni per presentare la querela.

Il suo racconto, per il pubblico ministero Alessandra Conforti, però è importante per inquadrare il personaggio Ghio. Anche perché quelle molestie risalgono al 2008, quando ancora non era venuto a galla lo scandalo. «Mi palpeggiava senza guanti - ha continuato la teste -. In sala di aspetto ho alzato la voce per farmi sentire dalle altre donne che dovevano entrare nell’ambulatorio. Quelli dell’associazione mi hanno anche contattata per fissarmi un altro appuntamento, ma io volevo parlare con il responsabile per dirgli che non mi ero trovata bene con quel medico. In seguito ho saputo che Ghio aveva fatto quello che ha fatto a me anche ad altre». La donna comunque si è costituita parte civile e pretende un risarcimento per il trauma subito dopo quella visita particolare.

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I fatti contestati a Ghio, professionista spezzino di 56 anni, risalgono al 2013, quando una trentenne lo accusò di aver assunto un inequivocabile atteggiamento durante un controllo al seno, «arrivando addirittura - raccontò la donna ai carabinieri - a tentare di avvicinare la sua bocca al seno». All’epoca dell’episodio riferito dalla trentenne nella denuncia, il camice bianco prestava servizio, talvolta anche gratuitamente o quasi all’associazione Faro, occupandosi di screening per la prevenzione tumorale.

Stando al racconto fornito dalla donna agli inquirenti, avvertendo un dolore al petto decise di sottoporsi a una visita medica. Così la 30enne capitò nell’ambulatorio del dottore spezzino che l’associazione di prevenzione aveva da tempo aperto nel territorio comunale liccianese. Qui, sempre secondo quanto ha riferito ai militari, subì le attenzioni del professionista, costringendola ad allontanarsi in tutta fretta e molto imbarazzata dall’ambulatorio. Arrivata a casa, la donna raccontò il fatto alla famiglia e al fidanzato, decidendo poi di rivolgersi ai carabinieri per raccontare loro quanto accaduto durante la visita medica e quindi di sporgere denuncia.

I militari, dopo aver formalizzato la denuncia, decisero di rendere pubblica la vicenda, ipotizzando altri casi analoghi. In effetti altre donne, tutte in età attorno alla trentina, si fecero avanti, denunciando episodi più o meno simili, subìti, raccontarono, durante visite ambulatoriali nello studio del medico in questione. Alcune parlarono anche di aver ricevuto messaggi compromettenti sul cellulare. In tutto le vittime sono diciotto, secondo quanto ricostruito dalla procura. Dichiarazioni che ora vengono dibattute nell’aula del tribunale di Massa. Il medico era stato sospeso per due mesi dall’esercizio della professione: una misura cautelare richiesta dal pm Alessandra Conforti, ma è rimasto a piede libero, dato che il gip non aveva accolto la richiesta dei domiciliari. Si professa innocente e vuole dimostrarlo al collegio che dovrà giudicarlo.

 

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di Redazione web