Il Tirreno

Cave e segherie tutte ferme

di Cinzia Chiappini
Cave e segherie tutte ferme

I sindacati: «Nicola Mazzucchelli era un lavoratore modello per tutti»

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CARRARA. Grande adesione allo sciopero indetto dai sindacati a seguito della morte di Nicola Mazzucchelli, il cavatore raggiunto lunedì alla testa da una pralina di filo diamantato che non gli ha lasciato scampo. Tutti i lavoratori del monte hanno incrociato le braccia e anche tra le aziende del piano c'è chi ha deciso di abbassare le serrande.

Blocco totale dell’attività al monte e diverse adesioni anche dalle aziende del piano: il mondo degli operatori del lapideo ha ricordato così, ieri, Nicola Mazzucchelli il cavatore di 46 anni morto lunedì mentre si trovava sul posto di lavoro, alla cava 102.

L’incidente, il secondo in poco più di due mesi, ha addolorato profondamente gli addetti ai lavori che descrivono tutti Mazzucchelli come un cavatore particolarmente attento alla sicurezza. Anche per questo molti sindacati chiedono una riduzione dell'orario di lavoro e delle pressioni sui dipendenti, per abbattere al massimo il rischio di distrazioni.

«Secondo i dati forniti dall’Inail, la nostra provincia era diciottesima nella classifica non certo lusinghiera che mette in relazione il rapporto tra numero di occupati e infortuni: con la morte di Mazzucchelli siamo saliti al dodicesimo posto, con un ulteriore peggioramento» premette Roberto Venturini, segretario Fillea Cgil, ricordando la necessità di mantenere sempre alto il livello di attenzione, di abbassare la pressione sui dipendenti e ripetendo l'appello già lanciato due mesi e mezzo fa.

«Bisogna lavorare meno ore per limitare i rischi. Il nostro è un settore che va bene e quindi la richiesta di straordinari è in aumento ma questo aumenta i pericoli: noi chiediamo di ridurre l'orario». Sulla stessa lunghezza d’onda Giacomo Bondielli della Filca Cisl: «Purtroppo quest’anno c’è stata un’impennata di incidenti. Dobbiamo riportare la sicurezza al centro del dibattito. E invece si corre troppo mentre si lavora e come accade nello sport si rischia di perdere lucidità. Questo però in cava significa purtroppo rischiare la vita. È la fretta che ci ha portato a questa situazione. Bisogna tornare ad avere dei tempi giusti, fare una cosa alla volta».

Particolarmente sconvolto dalla morte di Mazzucchelli, Francesco Fulignani, segretario della Feneal Uil a cui il cavatore 46enne era iscritto: «Lo conoscevo bene ed era uno che teneva moltissimo alla sicurezza, era in contatto costante con Asl e frequentava corsi ogni momento. Dopo il doppio incidente del 1999, in quella cava la sicurezza era un imperativo».

Secondo il sindacalista «quello che è successo a Mazzucchelli ha dell'incredibile: il filo era rivestito come prevede la norma ed è difficilissimo spezzarlo…Eppure è successo. E purtroppo - conclude Fulignani - la perlina ha colpito Nicola alla tempia, senza lasciargli scampo».

E se i sindacati di categoria dei confederali chiedono in sostanza una riduzione dell'orario di lavoro, dai Cobas del marmo arriva un appello in controtendenza che va al di là del caso specifico: «Siamo preoccupati perché la chiusura del pronto soccorso di Carrara allunga i tempi di percorrenza per gli incidentati. Oggi le cave sono scoperte e i cavatori rischiano di morire in ambulanza» afferma il rappresentante del sindacato di base dei cavatori, Dino Novembri.

Secondo l'esponente dei Cobas, in condizioni di traffico scarso, le ambulanze impiegherebbero anche venti minuti da Cararra centro a viale Mattei: «Prima i cavatori arrivavano al Monoblocco in 5 minuti. Dovrebbero riaprire un pronto soccorso per le cave a Carrara, almeno per trattare i traumi» polemizza Novembri andando a gettare sale su una ferita, quella della chiusura del pronto soccorso, ancora aperta per molti cittadini.

Giornata di lutto ieri quindi nel marmo, ma anche di lotta per quel diritto dei lavoratori, tutti, che spesso viene calpestato, dimenticato, accantonato: il diritto alla vita.

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