Il Tirreno

Via i veleni dall’ex Damas Bonifica quasi completata

Dopo 15 anni fine di un incubo ecologico: i 400 big bags portati in discarica Ma i terreni ex Imerys acquistati da Cermec sono ancora tutti da bonificare

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MASSA. Via i veleni dalla ex Damas. I 400 big bags (grandi sacchi in tessuto sintetico) in cui sono state stoccate le 2.500 tonnellate di sostanze altamente inquinanti abbandonate in un’area ai confini con il Cermec, sono spariti. Quasi tutti: ne restano soltanto alcune decine che sono in via di rimozione. L’operazione di eliminazione dei materiali, affidata alla Ecomar Italia che si è aggiudicata l’appalto da 549.977,95 euro, è in dirittura di arrivo. I big bags sono quasi tutti stati portati in una discarica apposita nella provincia di Livorno ed entro pochi giorni la zona sarà completamente liberata.

È la fine di un incubo ambientale. Arpat aveva riscontrato in quelle terre la presenza di piombo, mercurio e cadmio, classificando i materiali come “pericolosi”, “ecotossici” e “tossici per la riproduzione”, cioè capaci di provocare malformazioni congenite se inalati o ingeriti. In precedenza queste sostanze erano stivate, sempre all’ex Damas, in 42 fatiscenti container, che si trovavano in quel luogo dal 2000. Il caso esplose solo ai primi di gennaio del 2013. La Provincia affidò a Ecomar Ecomar Italia con procedura d’ urgenza, la messa in sicurezza dei container, per un costo complessivo di oltre 170mila euro. I veleni vennero stivati nei 400 big bags, per evitare rischi. Ma dalle lacerazioni di alcuni sacchi ci furono fuoriuscite di percolato che con le piogge formò un lago giallastro tutt’attorno che portò al blocco e poi allo spostamento di alcune lavorazioni di Cermec.

L’area in questione è di proprietà della FinLor, finanziaria della famiglia massese Lorieri, ma dai primi anni ’90 era stata usata, in affitto, da una ditta operante nel trattamento di rifiuti industriali, la Damas Srl, nata nel 1994, con sede a Sesto Fiorentino e dichiarata fallita dieci anni dopo dal tribunale di Torino. L’amministratore dalla Damas, Massimo Dami, era titolare di un’altra azienda attiva nel campo dei rifiuti, la Masan Srl, con sede a Ronchi, il cui nome compariva nei documenti consegnati dal pentito della camorra Carmine Schiavone alla commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti nel 1997 e de-secretati solo nel 2013.

Dopo 15 anni e infiniti ritardi, dunque, i rifiuti “in odor di camorra” lasciano finalmente il territorio. Ma la situazione di quell’area attorno al Cermec - l’impianto pubblico che si occupa di selezione dei rifiuti urbani - rimane tutt’altro che rosea.

C’è ancora da risolvere la questione dell’area Imerys (ex Granital), adiacente al Cermec, acquistata dalla’azienda nel 2012 per 1.650.000 milioni di euro. In quell’area avrebbero dovuto essere trasferite le lavorazioni di carta e cartone, plastica, multimateriale e verde. Il trasferimento, però, non c’è stato perchè i terreni sono inquinati da circa 5mila metri cubi di rifiuti interrati residui delle lavorazioni del vecchio inceneritore. Cermec, in attesa della bonifica, continua a svolgere le sue attività su un piazzale di circa 13.500 metri quadrati appartenente alla Fin.Lor, (proprietaria anche dell’area ex Damas), a cui il Cermec paga un affitto da 300mila euro l’anno.

E poi c’è la questione ErreErre. L’impianto per produrre combustibile da rifiuti mai terminato e semidistrutto da un incendio doloso, al centro di un’inchiesta penale e in fallimento, è lì fermo, chiuso. In attesa dei tempi lunghissimi della procedura fallimentare e di una possibile vendita in vista di un suo completamento e utilizzo. Per ora, resta un monumento allo spreco e alla cattiva gestione pubblica.

Claudio Figaia

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