Il Tirreno

IL COMMENTO

L'eterna sfida dell'uomo alla montagna più ricca

Massimo Braglia
L'eterna sfida dell'uomo alla montagna più ricca

Tra Calocara e Betogli una scia di sangue: in queste poche centinaia di metri quadrati che, purtroppo, storicamente si sono concentrate alcune delle tragedie che periodicamente segnano l’estrazione della pietra ornamentale più pregiata

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CARRARA. E' morto quassù, sulla montagna che è simbolo di Carrara e gallina dalle uova d’oro per una manciata di ricchi imprenditori del marmo: si vede bene anche dal mare, ed è sufficiente mettere a confronto un’immagine di una ventina d’anni fa con una di ieri per accorgersi che a tappe forzate il “dente” di Calocara (più o meno un cubo di un centinaio di metri circa di lato, un milione di metri cubi) è stato letteralmente spianato, cambiando per sempre lo skyline della città, e portando nei bilanci di poche società almeno 500 milioni di euro. Forse anche di più.

È qui che si concentra il marmo più prezioso delle Apuane e quindi del mondo, ricercato da artisti, designer, arredatori: le quotazioni viaggiano ormai, per i blocchi migliori, stabilmente sopra i cinquemila euro la tonnellata. Ed è in queste poche centinaia di metri quadrati che, purtroppo, storicamente si sono concentrate alcune delle tragedie che periodicamente segnano l’estrazione della pietra ornamentale più pregiata. L’ultima ieri, ma circa tre anni fa, in una cava adiacente, era stato il quasi coetaneo Lucio Cappè a morire schiacciato sotto una frana di statuario: aveva 47 anni. Erano invece giovanissimi altri due cavatori Marco Pisanelli e Francesco Bragazzi che 17 anni fa, sul fronte opposto dello stesso monte, ai Betogli, finirono sotto una frana devastante.

E sempre ai Betogli ci fu la tragedia più immane della storia dell’escavazione carrarese, 10 morti nel 1911. È l’amara storia di Carrara: il marmo è il suo simbolo, fonte di straordinaria ricchezza per una dozzina di famiglie, e di sostentamento per migliaia. Padri di famiglia che si guadagnano il pane e che ormai sono assuefatti ai ritmi vertiginosi dell’estrazione di oggi, ritmi che devono sostenere la domanda di una materia prima che non conosce crisi e che garantisci utili record. Statuario, venatino, venato: la tipologia di marmo estratto nella cava 102 Calocara la spiega la scheda di valutazione predisposta dal Comune per attribuire il cervellotico “valore medio” a ogni tonnellata di materiale estratto.

[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.12501479:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2015/11/24/news/muore-in-cava-oggi-si-ferma-il-settore-del-marmo-1.12501479]]Una metodologia macchinosa, smontata da una raffica di sentenze del Tar, e così il Comune e quindi i cittadini continuano a ricevere le briciole di tanta ricchezza. E per avere un’idea dell’ordine di grandezza, è sufficiente riportare i dati delle migliaia di tonnellate estratte e registrate da palazzo civico per la sola cava 102: 36mila circa nel 2014 (dalle 85 cave attive complessivamente ne scendono a valle un milione, più 3-4 milioni di detriti), al quale ha attribuito un valore medio di 400 euro. Più volte abbiamo scritto che è sbagliato il meccanismo di attribuzione del valore, anche perché parte da un assunto - il massimo del prezzo dello statuario - di 3.250 euro a tonnellata secondo il Comune, poco più della metà del prezzo reale. E non serve neppure ricordare che, ovviamente, anche in questa cava c’è una porzione di beni estimati, cioé considerati privati. Beni estimati, quindi sub judice della Corte Costituzionale che dovrà dirimere su questo privilegio settecentesco che nei secoli si è allargato per “miracolo” - ora riguarda circa il 30% dell’estensione delle ricche cave carraresi - un miracolo che ha ulteriormente beneficiato i soliti noti.

E il regolamento per gli agri marmiferi, che dovrebbe mettere ordine nell’eterno Far West che domina sulle Apuane carraresi, passa da un rinvio all’altro. Mentre si continua a morire, nella tragica catena di montaggio che porta utili milionari a pochi e che periodicamente pretende un tributo di sangue nell’ancestrale sfida dell’uomo che strappa alla montagna il marmo. Una montagna che non perdona la minima disattenzione.

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