Il Tirreno

Massa è il comune più inquinato

di Melania Carnevali
Massa è il comune più inquinato

Il report di Arpat con i dati ambientali della provincia

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CARRARA. Il passato che ritorna si vede dai numeri. Quelli dei terreni interessati dai procedimenti di bonifica, conseguenza, inequivocabile, di un passato industriale irresponsabile che ha fatto di questa provincia una terra tutta da bonificare, la più inquinata della regione. Lo dice l’annuario dei dati ambientali di Arpat: il resoconto dell’attività dell’agenzia negli ultimi cinque anni, dal 2010 a oggi, quindi delle ispezioni ambientali, dei monitoraggi delle acque, delle analisi di laboratorio, della diffusione della conoscenza, pubblicato ad agosto ma ripubblicato adesso in versione provinciale.

Emergono quindi dettagli che fino ad oggi erano rimasti nell’ombra. Tra questi la distrubuzione sul territorio provinciale delle superfici con procedimenti di bonifica in corso. 364, in tutto, per un totale di 3366 ettari, di cui 39 sono terreni una volta occupati da distributori di carburanti, 60 da attività di gestione e smaltimento rifiuti, 127 attività industriali, 5cave, 97 altre attività non specificate da Arpat mentre 36 “attività non precisata”. Il comune più inquinato è Massa con 63 siti da bonificare di origine industriale, 20 terreni usati per la gestione e lo smaltimento di rifiuti, 10 vecchi distributori di carburanti. E poi ben 54 per “altre attività” e 19 per “attività non precisata”. La segue subito dopo Carrara con 61 bonifiche industriali, 6 per rifiuti, 18 distributori di benzina, 5 cave e 37 tra altre attività o non precisate. Salgono nel podio dell’inquinamento anche Aulla e Fivizzano. Quest’ultimo conben 13 siti usati per la gestione e smaltimento di rifiuti adesso da bonificare e un vecchio distributore di benzina più i soliti siti di attività varie. Aulla invece ne ha 2 per rifiuti, 3 distributori e altri non identificati.

A livello di densità di siti per chilometro quadrato, la provincia è in testa alla classifica toscana. Se invece si considera la percentuale sulla superficie provinciale è seconda, subito dopo Livorno, con il 2,9% rispetto il 5,2% della provincia livornese. Ma quando si parla di inquinamento in provincia stiamo parlando - come il report dimostra - di Massa e di Carrara, i due comuni dove si sviluppa, non a casa, l’area industriale.

Altro elemento che emerge dall’annuario che accomuna il territorio al resto della regione è la qualità delle sue acque destinate a uso potabile. In tutta la Toscana, non solo è pessima, ma addirittura in continuo peggioramento, tanto che l’Agenzia ha dovuto introdurre negli ultimi anni un’ulteriore classificazione denominata >SubA3. Peggio di pessima quindi. Acque piene di feci, metalli, idrocarburi e pesticidi. Dal monitoraggio fatto sempre da Arpat nel triennio 2012-2014 emerge infatti che il 90% dei corpi idrici valutati ricade nelle categorie SubA3 e A3, l’8% in A2, che è una qualità appena sufficiente, e nessuno nella categoria A1,che è quella buona.

Massa Carrara si fa riconoscere: dei quattro corpi idrici analizzati, uno, il torrente Ceccollo, è nella categoria A3 (pessima) e gli altri tre SubA3: sono il torrente Bagnone, l’Acquetta e il Canal del mare.

Altro podio lo raggiungiamo con i depuratori. Arpat nel 2014 ha controllato gli impianti di depurazione di reflui urbani che servono più di duemila abitanti. In quelli apuani sono state rilevate 21 irregolarità, di cui 20 amministrative e 1 penale: durante i controlli sono stati rilevati superamenti di ammoniaca e di azoto nitroso.

Va un po’ meglio per quanto riguarda l’aria, il cui quadro conoscitivo si basa prioritariamente sulle misurazioni ottenute dalla stazione della rete regionale di rilevamento gestita da Arpat attiva dal gennaio 2011 e che ha quindi sostituito quelle provinciali. Il livello di pm10 nell’aria a Massa Carrara, dopo un leggero innalzamento dal 2011 al 2013, lo scorso anno è tornato ai livelli (più bassi) del 2010, senza tuttavia superare mai il limite di legge annuo.

Più alto e ai limiti consentiti il livello di biossido di azoto, che arriva da processi di combustione civili e industriali e dai trasporti. Meglio quindi per l’aria, ma bisogna tener conto che sul territorio provinciale è presente solo una centralina, a Colombarotto nel centro di Carrara.

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