Il dolore
Truffa alla Telecom da trecentomila euro
Grazie a prestanome intestavano utenze a ditte inesistenti Poi non pagavano computer e modem offerti dalla compagnia
MASSA. La truffa subita da Telecom ammonta a trecentomila euro circa. Il sistema era ingegnoso ed è stato ideato nel 2009. Grazie ad alcuni prestanome, un uomo di fiducia all’interno della compagnia telefonica una coppia apuana stipulava contratti di utenza a carico di ditte inesistenti. E grazie a questo otteneva in cambio dalla Telecom telefonini, computer e quant’altro di tecnologico veniva offerto a prezzi stracciati a chi stipulava nuovi contratti. C’erano perfino dei modem. Il costo veniva fatto addebitare su bollette che non venivano pagate. La merce invece di essere consegnata agli intestatari - che nulla sapevano a loro dire - veniva stipata in un’abitazione che veniva utilizzata come magazzino. In tutto le persone finite nei guai sono dieci. E il processo è ormai alle battute finali, dato che la sentenza del giudice Fabrizio Garofalo è attesa per la fine dell’anno. Secondo l’accusa gli esecutori e menti della truffa Enrico Borghini, carrarese, che era quello che sottoscriveva i contratti; la moglie Tiziana Ricci di Sarzana (assistiti dall'avvocato Mauro Vignale del foro di Pisa) e Claudio Scalzini, di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, agente della Telecom all'epoca dei fatti. Era quest'ultimo, secondo la ricostruzione dell'accusa a occuparsi dell'attivazione delle linee (quindi della fornitura dei computer). Ma imputati con lo stesso capo di accusa: truffa ai danni della Telecom, sono finite anche altre sette persone, quelle i cui nomi compaiono su alcuni contratti. Si tratta di Primo Ambrosi, Roberto Pucci e Isolina Borghini, tutti e tre carraresi. E ancora Carlo Bardazzi, pratese, Werther Monti, bolognese, Massimiliano Contegiacomo, di Battipaglia e Annunziata La Pasta, napoletana (alla sbarra anche una undicesima persona che è, però, deceduta). Secondo la procura i sette hanno agito come prestanomi di Borghini, anche se di fronte al giudice monocratico Fabrizio Garofalo e al pm Marco Rappelli, molti hanno negato di aver mai sottoscritto i contratti spiegando di non aver visto neppure l'ombra di un computer. Anzi uno si è rivelato persino incapace di intendere.
Borghini - secondo l’accusa - si assicurava i computer e il materiale informatico previsto dal contratto, ma non pagava. E, almeno in una prima fase (dal 2005 al 2007) è riuscito nell'intento, fin quando Telecom comincia a sospettare, fa qualche controllo e scopre che nel piccolo ufficio di Borghini, ad Avenza, sono state attivate 16 linee telefoniche business.
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