Sicurezza
«Il Comune ha peggiorato la situazione»
Caniparoli critica i lavori eseguiti nell’alveo «Tolta roccia su cui poggiava parte del ponte»
CARRARA. La messa in sicurezza del Carrione così come è stata eseguita dall’amministrazione comunale in centro città peggiora anziché migliorare le condizioni di un torrente già fortemente compromesso dall’azione antropica: è questa, in sintesi, la tesi del geologo Riccardo Caniparoli, uno degli osservatori più attenti delle sorti del corso d’acqua carrarese. La sua lunga serie di critiche alla “gestione” del torrente, si è arricchita nelle ultime settimane di una nuova segnalazione. Il geologo questa volta punta il dito contro i lavori di abbassamento dell’alveo in centro città e in particolare contro gli interventi eseguiti a ridosso del ponte di San Martino. Un “cantiere” che Caniparoli conosce bene - perché si trova a poche decine di metri dalla sua abitazione - e che, a suo parere, starebbe provocando più danni che benefici. Le contestazioni riguardano due ordini di problemi, il primo di natura statica il secondo più prettamente idraulico. «Con questo intervento si rischia di minare la stabilità del ponte e dell’edificio adiacente che si affaccia sul Carrione» attacca l’esperto. L’intervento, eseguito nel mese di settembre da Progetto Carrara su commissione del Comune, ha comportato la demolizione di un affioramento roccioso in sponda sinistra e l’abbassamento dell’alveo in sponda destra: «Hanno distrutto una roccia che era lì da migliaia di anni e su cui poggia parte della struttura del ponte» ha segnalato il geologo. Il materiale è stato asportato ricorrendo a un apposito macchinario, dotato di martello e riguarda una porzione di pietra lunga otto metri, larga tre e alta due, situata proprio a ridosso della base in mattoni dell’attraversamento. Sulla sponda opposta, invece, sono intervenute le ruspe che hanno abbassato l’alveo in corrispondenza della base dell’antico palazzo, situato all’estremità del ponte: «Le vibrazioni erano così forti che si avvertivano dall’interno e da quando sono stati fatti quei lavori si sono aperte crepe e fessure» racconta Caniparoli, ricordando che l’edificio in questione fu costruito nella seconda metà del 1800 con il contributo di Leandro Caselli, il “padre” del Politeama. Secondo il geologo inoltre gli scavi avrebbero profondamente alterato l’equilibrio idraulico del torrente, aprendo alcune sorgenti. «Ci sono polle di acqua sorgiva che evidentemente arriva dalla falda sottostante dove scorre un altro fiume, e con questi lavori l’abbiamo “risvegliato”» prosegue il dottor Caniparoli, segnalando come, a seguito dell’intervento, il corso del torrente sia cambiato e in mezzo all’alveo si sia formata un “isolotto” che prima non c’era. Il geologo ha provveduto a informare gli enti competenti delle criticità rilevate in queste settimane con una missiva datata 18 settembre: con una replica del 6 ottobre, il settore Opere Pubbliche del municipio ha garantito che «il progetto delle opere è stato approvato dopo aver conseguito tutti i necessari pareri degli organi competenti» e che «l’attività preventiva alla progettazione di analisi e studio è stata svolta mediante i lavoro di tecnici specializzati in materia». Entrando nel merito delle questioni, il Comune fa sapere che «gli interventi di rimozione del materiale in alveo, inclusa la demolizione dell’affioramento rocciorso (…) sono propedeutici all’adeguamento della sezione di deflusso secondo il progetto». In particolare il settore Opere Pubbliche precisa che i lavori «sono constiti nell’asportazione di materiale di sovralluvionamento depositatosi nel tempo e mai rimosso, almeno dal 1996, per un’altezza di 20-30 centimetri e non l’artificiale abbassamento dell’alveo». Inoltre, concludono dal municipio «a due settimane dal completamento degli interventi (…) non risultano pervenute da residenti della zona, segnalazioni, denunce o lamentele».
Insomma secondo Piazza Due Giugno non ci sono elementi in grado di destare preoccupazione, nonostante l'allarme lanciato dal professor Caniparoli.
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