Il Tirreno

Addio a Gianlorenzo Rosi, il monarca rosso

Claudio Figaia
Addio a Gianlorenzo Rosi, il monarca rosso

Fu per 23 anni sindaco a Mulazzo, “padre” del Bancarelvino e della Coaf. Amici e avversari: un grande personaggio

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MULAZZO. Gianlorenzo Rosi si è spento, all’età di a 75 anni. Guidò, da sindaco, la comunità di Mulazzo per un quarto di secolo. Tanto da vedersi assegnato il soprannome - un po’ rispettoso un po’ irridente – di monarca rosso. Con lui se ne va un monumento della vita politica e sociale di Mulazzo.
Perito chimico, insegnante alle scuole medie Alighieri di Mulazzo, Rosi si candidò come indipendente del Pci nel 1970. E venne eletto, a sorpresa, battendo il candidato (favoritissimo) della Democrazia Cristiana Livio Galanti, studioso di Dante di fama, che fu anche sindaco di Villafranca. Era l’inizio di un’era: Rosi fu rieletto per altre quattro volte e “regnò” intinterrottamente sul municipio di Mulazzo fino al 1993. Ventitrè anni, quasi un record, possibile soltanto in quella “prima repubblica” in cui non esistevano limiti ai mandati dei sindaci. Altri tempi, altri spessori politici.

Gianlorenzo Rosi ha lasciato un segno importante a Mulazzo e dintorni. Fu artefice del trasferimento del municipio dal borgo di Mulazzo ad Arpiola; fu lui a volere e a avviare la costruzione del campo sportivo di Groppoli e della palestra comunale di Arpiola. Soprattutto, fu lui ad avere l’intuizione del Bancarelvino, rassegna eno-culturale che ancora oggi costituisce un punto di riferimento per tutti gli appassionati del buon bere e strumento di promozione dei prodotti del territorio. E fu lui a dare impulso al recupero e al rilancio della tradizione culturale dei librai lunigianesi di Monteregio. Rosi fu anche tra i promotori della Coaf, la Cooperativa agricolo forestale di Villafranca che divenne nel giro di pochi anni, a colpi di appalti pubblici e privati, una realtà imprenditoriale di grande rilievo in tutta la provincia, generando anche decine di posti di lavoro. Dalla Coaf però, arrivarono per lui anche i più grandi dispiaceri.

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Fu indagato nell’ambito di un’inchiesta su illeciti di vario tipo legati alla gestione della cooperativa, e venne anche arrestato. Suo “maestro” politico fu Enzo Monali, sindaco socialista di Zeri, anche lui un monarca, nel senso che fu primo cittadino per quasi un ventennio. Nel 1985 venne candidato al Senato dal Pds, non veddnne eletto; dopo l’ultima esperienza da sindaco, terminata nel 1993, si ritirò dalle scene politiche.
Roberto Malaspina che fu suo successore – con una lista civica di “centro” (Malaspina allora era nel Psdi) riuscì a superarlo di pochi voti proprio alle elezioni del 1993– lo ricorda con rispetto e anche affetto. «Pur nella contrapposizione politica forte che c’è stata sempre fra noi, non posso non ricordare Rosi come uomo di grande intelligenza e grande cultura. Un avversario preparato e ostico che mi ha costretto sempre a migliorarmi. E di questo devo ringraziarlo Un personaggio che ha contribuito alla crescita del territorio, soprattutto dal punto di vista culturale con le iniziative sulla tradizione libraia, del Bancarelvino e ancora tante altre».

Lo ricorda come un grande politico anche Paolo Sordi, esponente di Sel di Aulla: «Un personaggio che ha lasciato il segno a Mulazzo e in tutta la Lunigiana». Fosco Uberti, titolare del Park hotel La Pineta di Cravilla e molto vicino a Rosi, ne ricorda «la spinta innovatrice: con lui Mulazzo è diventata più moderna, è cambiata profondamente. I finanziamenti per le opere pubbliche arrivavano con maggiore facilità. Ha fatto tanto per i suoi cittadini. Ed era un uomo da tutti benvoluto e stimato». Gianlorenzo Rosi lascia la moglie Graziella e due figli: Valentino e Daniela. I funerali si terranno oggi, alle 15, a Groppoli, il suo paese natale.
 

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