Il Tirreno

Niente nuova casa per Antonio Guadagnucci

di Manuela D’Angelo
Niente nuova casa per Antonio Guadagnucci

Il terreno a lui assegnato dal Comune dopo la frana in cui perse moglie e figlio è inedificabile perché si trova in una zona di Ricortola ad alto rischio idraulico

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MASSA. Non ci sarà nessuna nuova casa per Antonio Guadagnucci che, nell’alluvione del 2010 a Lavacchio, perse moglie e figlio. Almeno non ci sarà nessuna casa sul terreno che l’amministrazione di Massa, nel 2013, destinò alla costruzione della nuova abitazione, che avrebbe dovuto ospitare l’uomo con la figlia, entrambi superstiti dell’alluvione di Ognissanti, quella del 31 ottobre 2010. È una beffa del destino, una sciagura, un dramma che si aggiunge al dramma di Antonio Guadagnucci, che aspettava la fine del processo sulla frana di Lavacchio, per iniziare a costruire casa in via Sottobozzone, a Ricortola.

Oggi, quel terreno che l’amministrazione Pucci gli donò, dopo che casa sua, a Lavacchio, fu seppellita dal fango, è stato inserito in zona Pime, ovvero un’area a pericolo idrogeologico molto elevato. E dunque, lì, in quel fazzoletto di terreno di circa 200 metri quadrati, non si potrà più piantare neanche un chiodo. Figuriamoci costruire un edificio. A confermarci che il terreno è inserito in zona Pime, a seguito dell’aggiornamento delle ultime carte del rischio, elaborate dai tecnici del Comune di Massa, sono proprio gli uffici della pianificazione del territorio. Al quinto piano di palazzo comunale, aiutati dal consigliere degli Arancioni, Fabrizio Brizzi, ci facciamo consegnare il mappale numero 793, figura 120 e verifichiamo che quel quadrato, che ai tempi dell’amministrazione Pucci era colorato di bianco, adesso è per oltre il 50% colorato di blu. In pratica, su circa 120 metri quadrati, oltre il 50% rientra in zona Pime, non tutto il terreno quindi, ma tanto quanto basta per impedirne l’edificabilità. Abbiamo contattato anche il signor Guadagnucci, per capire se ne fosse al corrente, ma ci ha risposto che non ne sapeva nulla e che spera che non si vero.

Invece le carte parlano chiaro: d’altro canto sono state aggiornate dal Comune di Massa proprio in vista della stesura del regolamento urbanistico e tenendo conto di quanto fosse cambiata la condizione dei terreni della città, con aree non più sicure, aree dove prima era permesso costruire troppo vicine ai fiumi e dove ora, invece, non avverranno più condoni e zone di montagna troppo fragili.

Impossibile, almeno per quel che sappiamo noi, cambiare le carte in tavola. Anche la delibera di giunta firmata dall’amministrazione Pucci ( la numero 12 dell’8 aprile 2013) sembra quasi volersi mettere al riparo da possibili ricorsi, quando recita, sul finale, che gli strumenti urbanistici concessi in deroga per far ottenere a Guadagnucci il permesso a costruire a Ricortola, prevedono alcune prescrizioni, tra cui che l’atto “sarà comunque subordinato al rispetto dei vincoli sovraordinati”. Il che significa, appunto, che se cambia l’assetto idrogeologico dell’area, anche la deroga perde di validità. Eppure, il consiglio comunale di Massa quel giorno fu chiamato a votare proprio una delibera “speciale”, un atto che avrebbe consentito ad Antonio Guadagnucci, di vivere lontano da quella casa a Lavacchio che seppellì la moglie Nara Ricci e il figlioletto di due anni, Mattia; costruirsi una nuova dimora, a Ricortola, e vedere, col tempo, realizzarsi al posto delle macerie della sua villetta un parco pubblico, un giardino della memoria a ricordo delle vittime dell’alluvione. Guadagnucci avrebbe potuto già iniziare a costruire su quel terreno, che oggi è off limits, e forse sarebbe stato ancora peggio per lui, che aveva deciso invece di aspettare la fine del processo, prima di aprire i cantieri. Si poteva evitare? La politica poteva fare qualcosa? E soprattutto, adesso, l’amministrazione di Alessandro Volpi troverà un altro appezzamento di terreno, per ciò che rimane della famiglia Guadagnucci?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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