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Marineria in lutto, è morto Alberto Bruschi

Marina di Carrara, era un grande motorista e per tutti era “Cimeta”

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MARINA DI CARRARA. Si è spento, nella notte fra domenica 15 e lunedì 16: Alberto Bruschi detto "Cimeta".

Nato a Marina nel '34 è stato imbarcato, come motorista e direttore di macchina, su navi e pescherecci oceanici ed era un "artista" della meccanica.

«Come tutta la generazione a cavallo degli anni della guerra e del periodo immediatamente successivo, era abituato, dalla carestia di mezzi di quegli anni, a far di "necessità virtù" - lo ricorda Paolo Cucurnia - La scarsità strumentale di quei tempi affinò, in quella "razza ascetica", uno spiccato senso della ricerca fantastica per cui, un intervento meccanico compiuto attraverso i materiali più disparati ed eterogenei, aveva qualcosa, per noi "umani" del tempo di abbondanza, del fantastico! Cimeta conservava un distacco professorale, quasi aristocratico, non solo per una effettiva capacità dovuta ad innato genio meccanico ed effettivi titoli scolastici conseguiti ed esperiti attraverso un'attività marinaresca pluridecennale ad alto livello, ma anche per il suo fisico asciutto e longilineo. Ciò gli conferiva un portamento nobiliare, sottolineato dall'erre moscia con cui condiva le spiegazioni tecniche dei guai motoristici del "paziente meccanico" in analisi, lasciando la platea a bocca aperta ad ascoltarlo. I suoi, anche se espressi come pareri, erano in realtà lucide ed infallibili sentenze».

«Fra i tanti titoli che ha acquisito nella sua luminosissima carriera - prosegue Cucurnia - s'è anche fregiato del vanto di aver avuto fra le sue mani, come "medico curante" il famoso: "Motore della Zanobia". Su quell'apparato, Cimeta, vi ha costruito, son sicuro, una nuova carriera; tanti guai, e di così disparata natura, in un marchingegno che avrebbe dovuto, funzionando, spingere la Zanobia nelle sue avventurose battute di pesca nelle acque tirreniche, credo che non li abbia visti neanche lui in tutta la sua lunga esperienza di motorista».

«Addio Cimeta - conclude Cucurnia - ti rivedremo nell'aldilà con uno straccio fra le mani e, pulendoti ci davanti ad un ansimante trabiccolo che muove i suoi ingranaggi, ci accoglierai dicendo: " T'ha vist' s'i va'?"».

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