Il Tirreno

Dopo i ponti anche le cave sono nel mirino

di Alessandra Vivoli
Dopo i ponti anche le cave sono nel mirino

Fra gli elementi di pericolosità per il fiume sono indicati i ravaneti e le strade al monte

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Non solo i ponti. Nella relazione (definitiva) o meglio nello “Studio idraulico del torrente Carrione con analisi dei possibili interventi per la mitigazione del rischio” finiscono anche i ravaneti e le vie di cava.

Insomma per risolvere i problemi legati alle piene del fiume che attraversa la città sono necessari interventi anche al monte.

Il bacino del Carrione: ravaneti sotto accusa. Nello studio firmato dall’ingegner Giovanni Seminara si comincia dal bacino del torrente Carrione: un’area di circa 46,6 chilometri quadrati, lunga intorno ai 15 chilometri.

«L’asta principale del corso d’acqua - mette nero su bianco il professore nello studio commissionato, lo ricordiamo, dalla Regione Toscana - si forma subito a monte della città di Carrara dove confluiscono i due principali sottobacini, quello che alimenta il ramo di Torano ed il cosiddetto Carrione di Colonnata. Questa parte del bacino ha caratteristiche montane, essa drena infatti parte significativa delle Alpi Apuane in cui sono localizzate imponenti cave di marmo, a cui sono associate vere e proprie discariche dei materiali di risulta dell’attività di escavazione».

«Tali discariche, denominate ravaneti - questo è uno dei punti più rilevanti della nuova relazione - ricoprono le pendici dei rilievi e contribuiscono, in occasione di eventi di precipitazione intensi, ad un rilevante apporto artificiale di sedimenti al corso d’acqua».

Insomma come molti facevano notare già durante la presentazione dello studio (nella sua prima versione) durante il consiglio comunale che si è svolto nelle scorse settimana a Marina di Carrara, il problema è anche al monte. Ora lo dicono anche i professori.

Ecco perché il Carrione è pericoloso. Un concorso di fattori. È questo che rende pericoloso il Carrione.

Si comincia, così mettono nero su bianco i tecnici, «dall’alta piovosità con valori annui che possono raggiungere 3000 millimetri: la presenza delle catena delle Alpi Apuane a ridosso della costa accentua l’effetto delle correnti umide provenienti dall’Atlantico».

E ancora: l’intensità delle precipitazioni e la morfologia del bacino, «in particolare la sua forte acclività nella parte montana in cui si raggiungono quote fino a 2000 metri».

E poi c’è un ultimo elemento che tira in ballo l’attività di cava e l’urbanizzazione realizzara a valle.

A rendere pericoloso il Carrione - si legge nello studio sul rischio idraulico realizzato nel corso dell’ultimo anno, è anche: «la forte e disordinata antropizzazione che ha manifestato effetti negativi sia nella parte montana in cui la viabilità a servizio delle cave è stata spesso realizzata ignorando il deflusso delle acque, sia nella parte valliva, a causa di una edificazione che ha ristretto il corso d’acqua rendendolo insufficiente al deflusso delle piene».

Insomma le vie di cave e l’edificazione “selvaggia” finiscono sotto accusa, come responsabili diretti della pericolosità del Carrione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa