Sicurezza
Fusione, prime intese fra Villafranca e Bagnone
I due Comuni ci pensano, ma passando prima dal referendum popolare Il sindaco Bellesi: la Lunigiana potrebbe essere suddivisa in quattro maxi aree
VILLAFRANCA. La sparizione delle Province, che verrà a concretizzarsi già dal prossimo anno, eliminando quell’anello di mediazione tra enti territoriali (Comuni) e Regione, dovrà far ripensare a quali dovranno essere le nuove formule di interfaccia che prenderanno il loro posto. Torna quindi in auge la possibilità dei piccoli comuni a consorziarsi, a creare realtà numericamente e geograficamente più grandi per rispondere in maniera più pronta alle istanze del territorio e avere anche un peso specifico politico maggiore per consentire di reperire un maggior numero di investimenti tali da programmare un’efficace azione amministrativa sui comprensori.
Un esperimento che già in passato passò, sotto forma referendaria, dalla volontà popolare, coinvolgendo quattro municipi (Villfranca, Bagnone, Aulla e Podenzana) e che fallì per la maggioranza di no raccolti nei comuni più piccoli, dando voce alla paura della perdita di indipendenza e identità territoriale. Un percorso non facile, considerando i precedenti, ma di certo l’unico che consentirebbe di gestire, con il trait d’union rappresentato dall’Unione, una valle complessa come quella della Lunigiana. Villafranca e Bagnone, sulla carta, rappresentavano l’esempio perfetto di fusione: territorio contigui, grande scambio di rapporti nella vita quotidiana tra le due cittadinanze e alcuni servizi sviluppati in comune. E l’idea di un nuovo tentativo non viene scartato, anche se lo si ritiene improbabile nel breve periodo, dato che entrambi i primi cittadini sono favorevoli ad un tale processo, sebbene ci siano sfumature differenti nella sua concezione.
«Ben vengano le fusioni – afferma Filippo Bellesi primo cittadino di Villafranca – bisogna però tenere conto della volontà popolare che ha decretato un secco no a questa operazione. Bisogna sempre rammentare questa segnale che la popolazione ha inviato. Un’eventuale fusione porterebbe vantaggi ad entrambe le parti, ma giustamente tali decisioni non possono essere prese a tavolino, ma devono per forza di cose passare attraverso lo strumento del referendum. Dobbiamo inoltre sottolineare che il primo requisito è la continuità territoriale, proprio per questo vedrei come soluzione la creazione di quattro aree in cui suddividere la Lunigiana: Alta che graviti intorno a Pontremoli; Media con Villafranca; Bassa con Aulla ed infine Fivizzano che coordini la Valle del Lucido. L’Unione dei Comuni dovrà diventare, in questa ipotesi, il collante per gestire i servizi che diventeranno extracomunali, come ad esempio la forestazione, diventando cabina di regia nello sviluppo del territorio». «Le fusioni così come sono state pensate non riusciranno a realizzarsi. –afferma Carletto Marconi – Bisogna realizzare una norma che preveda la maggioranza assoluta dei voti e non quella disgiunta che in qualche modo contraddice una volontà espressa dai consigli comunali. Quando nella dinamica della fusione esiste un comune più grande ed uno più piccolo è chiaro che la realtà minore veda in questo processo la sua scomparsa. Bisognerebbe inoltre agire anche sulla Carta costituzionale fissando un numero di abitanti sotto al quale non si può scendere per la creazione di un comune. Con la creazione di enti territoriali geograficamente omogenei bisognerà comprendere che l’Unione dei comuni debba diventare la nuova interfaccia con la Regione. Se poi questa dovesse risultare troppo grande, allora si potrebbe procedere verso l’Unione con tutte le realtà e creare, a posteriori, ambiti territoriali omogenei, formati dai piccoli comuni che sono obbligati a stare nell’Unione, per sviluppare e tenere monitorati l’erogazione dei servizi».
Cristianoi Borghini
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