Il Tirreno

Cemento e grate alle finestre ma qualche attività c’è ancora

Tavolo in Prefettura: al via i lavori per murare gli accessi e impedire l’occupazione Ma nello stabile ci sono 5 ambulatori, una sala di attesa e un centro prenotazioni

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MASSA. Un gigante abbandonato, migliaia di metri quadrati vuoti. Il vecchio ospedale è terra di frontiera: porte chiuse, finestre sigillate, neanche un camice. E il rischio - reale in tempi di crisi - che qualcuno cerchi una casa tra le stanze che per anni hanno ospitato ambulatori e degenze.

Muratura e grate alle finestre del vecchio ospedale. Ecco quindi che Asl, Prefettura ed enti locali siedono intorno ad un tavolo e fanno il punto: decidono di chiudere con catene le porte, di murare gli accessi fino al 2° piano, di dotare di grate tutte le finestre. I lavori - garantisce Giuliano Biselli, direttore dei presidi ospedalieri - sono già in corso. Il monoblocco (quello che per anni abbiamo chiamato parte nuova) è chiuso, anche se gli ingressi non sono off limits perché il trasloco al Noa non è ancora concluso al 100%: all’interno è rimasto materiale che, seppur non di valore, potrebbe comunque essere necessario al presidio di viale Mattei. A tenere d’occhio ci sono tre guardie giurate. Questione di tempo, quindi, poi il cemento impedirà di mettere piede in quello che è già stato ribattezzato vecchio ospedale.
Ma in viale Democrazia qualcosa rimane ancora. Vecchio ospedale sì, ma non ancora completamente in pensione. Perché nella parte più antica dell’edificio, quella su via Orecchia, la porta è aperta. In quella porzione dello stabile, infatti, sono state raccolte tutte le attività destinate ad “emigrare” oltre Foce: nel monoblocco carrarese, però, i lavori sono appena cominciati e nell’attesa che si liberino gli spazi, gli ambulatori rimangono a casa nostra. Da via Orecchia, percorsa la salita che conduce all’area una volta destinata alla mammografia, si apre una porta verso endocrinologia, diabetologia, reumatologia, neuropsichiatria infantile e dermatologia. Rimangono, in funzione anche gli ascensori a servizio di quell’area per garantire l’accesso alle singole stanze a tutti i pazienti. Il corpo che riunisce la varie attività è stato comunque separato dal resto delle strutture per impedire che da via Orecchia si possano raggiungere le altre ale dello stabile.
Sala d’attesa e centri prenotazioni. Al vecchio ospedale ci sono gli ambulatori e - è quasi un’equazione - ci sono anche una sala d’attesa e un centro unico prenotazioni. Al Cup, a disposizione dei pazienti, c’è un operatore che rimarrà al lavoro fin quando gli ambulatori non faranno i bagagli, diretti al monoblocco di Carrara. Anche oltre Foce, dove si “insedierà” un polo ambulatoriale e di chirurgia a degenza breve (day e week surgery), il Cup è rimasto eccome, seppure leggermente depotenziato: gli operatori erano tre il mattino e due il pomeriggio, adesso i numeri sono scesi a 2 e 1. Una unità in meno, per tirare le somme.

Gli ambulatori al Noa festeggiano la prima settimana. L’attività ambulatoriale si radicherà al monoblocco di Carrara, sopravvive, seppur in minima parte nel vecchio ospedale massese, ma si è già ampiamente insediata in viale Mattei dove gli ambulatori hanno aperto i battenti il 9 novembre.

«I servizi sono partiti - a tirare le somme è il dottor Enrico Raggi, responsabile dei Cup - e non sono stati segnalati particolari disagi nè da parte degli operatori, nè da parte degli utenti». Al centro unico prenotazioni, all’interno del Noa, sono al lavoro 5 operatori il mattino, quando il flusso è maggiore. Il numero scende a due nel pomeriggio: nelle ore pomeridiane, infatti, la frequenza delle visite si riduce.

Insomma, un completo riassetto della sanità, anche di quella ambulatoriale, un complicatissimo puzzle a cui, però, manca ancora qualche tessera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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