Il lutto
Casa cantoniera iniziato lo sgombero degli occupanti
«Condizioni sanitarie insostenibili», il Comune dà lo sfratto a 25 stranieri. Compresi 5 marocchini che avevano titolo
PONTREMOLI. Sono iniziate le operazioni di sgombero e di rimozione dei container che si trovano nel terreno circostante la “casa rossa”, ovvero l’ex casa cantoniera poco a sud del borgo della Santissima. Annunziata dove, dal luglio 2005, erano stati accolti alcuni cittadini extracomunitari dopo che l’allora amministrazione comunale, a guida Marino Bertocchi, aveva deciso di trasferirli dalla collocazione dell’ala nord dell’ospedale vecchio dove erano allora “ospitati”.
I carabinieri della Compagnia di Pontremoli, gli agenti della polizia municipale e gli operai comunali si stanno adoperando in questi giorni per portare avanti questa delicata operazione. Un’iniziativa che, rivela l’assessore al bilancio Manuel Buttini, «si era resa necessaria per le condizioni sanitarie ormai insostenibili per l’abitazione». Lo sgombero era già stata deciso nel 2013 ma è stata rinviato fino ad oggi per permettere a chi alloggiava nella struttura di attrezzarsi per trovare una soluzione abitativa alternativa. Nel maggio scorso – sottolinea Buttini – «avremmo dovuto dare già esecutività all’ordinanza. Ma dopo un confronto con il legale degli abitanti della struttura e con le associazioni di volontariato abbiamo concordato un ulteriore rinvio per concedere nuovo tempo per la ricerca di una collocazione».
Sarebbero circa 25 gli ospiti extracomunitari che trovano alloggio all’interno della Casa Cantoniera e nei container che si trovano nel terreno circostante la casa cantoniera: cinque (di origine marocchina) di questi in maniera legittima mentre circa una ventina userebbero la struttura come “residenza temporanea”, tanto che alcuni di essi, evidenzia Buttini, avrebbero residenza in alcuni comuni limitrofi. L’ordinanza di sgombero al momento comprende anche i regolari residenti della struttura (che vivono all’interno della casa cantoniera che sarà l’ultima ad essere interessata alle operazioni di sgombro proprio per dare un po’ di tempo in più per trovare una soluzione) proprio perché mancano le condizioni igienico-sanitarie per permetterne l’abitazione. Il tempo per lo sgombero di un singoli container è stato valutato in circa una ventina di giorni “anche se molto dipende da cosa viene trovato all’interno dei prefabbricati”. E poi si procederà con la bonifica del terreno che è “sommerso dai rifiuti”. Una volta completata questa operazione la struttura e il terreno tornerà in mano dell’Anas che deciderà, probabilmente in concertazione con il Comune, come utilizzarla.
Certo è che da quando la struttura ha iniziato ad avere questo ruolo di “accoglienza” (che come al solito “all’italiana”, avrebbe dovuto essere operativa solo per un anno ed invece si è trascinata per oltre 10 anni) si è presto trasformata in un luogo di degrado e di abbandono. Vero è che una parte di responsabilità è da addebitare agli immigrati stessi: il rispetto per le cose, l’impegno all’ordine e alla pulizia sono atteggiamenti che non possono esser imposti da nessuna legge, se non sono sentiti dai diretti interessati. È anche vero, però, che dal totale abbandono a se stessa di una situazione così seria non possono che derivare problemi di convivenza e di tipo sociale sempre più gravi. E questo dovrebbe dare il via ad un serio esame di coscienza, prima di tutto da parte dei responsabili delle varie istituzioni, ma anche da parte della popolazione che non può far finta che il problema non esista .
Riccardo Sordi
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