Il Tirreno

Allarme terrorismo, controlli alla stazione di Massa

di Danilo D'Anna
I controlli alla stazione
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I controlli alla stazione

Si alza il livello di guardia anche nella nostra provincia. Tra gli obiettivi delle forze dell'ordine anche i call center, gli Internet point e i luoghi di culto islamici di Turano e Pontremoli

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MASSA. L’Isis fa paura pure ai piedi delle Apuane e dopo gli attentati di Parigi il livello di guardia si alza anche a Massa e nel resto della provincia. Obiettivo delle forze dell’ordine la stazione, i call center, gli Internet point e i luoghi di culto islamici di Turano e Pontremoli. Pattuglie, anche in borghese, tengono d’occhio chi frequenta questo genere di posti già da qualche giorno. Con particolare attenzione allo scalo ferroviario, ritenuto dagli inquirenti locali un crocevia pericoloso. Anche se va detto che per ora si tratta di operazioni di prevenzione che polizia, carabinieri e guardia di finanza stanno attuando su ordine di Roma. Come nel resto del territorio italiano.

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Ma Massa è particolarmente attenzionata, come si dice in gergo, per un fatto avvenuto qualche mese fa. Quando fu scoperto che in città abitava, senza lasciare traccia alcuna, un tunisino finito nel registro degli indagati della procura di Brescia. L’operazione si chiama Balkan connection, è ancora in corso ma ha già permesso di smantellare una cellula di estremisti islamici, dedita al reclutamento di aspiranti combattenti e al loro instradamento verso le milizie del califfato, che operava tra l’Italia (nelle province di Brescia, Torino e Massa Carrara) e i Balcani. Il nordafricano finito nel mirino della Digos aveva tenuto fitti rapporti con tre persone arrestate, manifestando il suo interesse, attraverso email, sms e soprattutto Facebook, a un suo possibile reclutamento. Per gli investigatori aveva già la valigia pronta e voleva abbracciare la causa dell’Isis. Nell’appartamento che occupava pagando regolarmente l’affitto la polizia aveva trovato parecchi documenti ritenuti vicini ai terroristi islamici. Materiale che è stato attentamente consultato e ritenuto interessante. In particolare un volumetto di 64 pagine interamente in italiano, apparso all’inizio del 2015 sul web. Il libro si intitola “Lo stato islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare”. Ed è il primo passo - secondo la procura bresciana - per convincere i musulmani a diventare dei potenziali kamikaze. L'importanza del documento consiste nel fatto che è stato ideato esclusivamente per il pubblico italiano. Il tunisino che abitava ai piedi delle Apuane oltre ad averlo studiato lo aveva anche divulgato.

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Tornando ai controlli che si stanno effettuando in questi giorni va detto che la loro peculiarità è la discrezione. Le pattuglie destinate a questo compito girano perlopiù in borghese e al momento non hanno persone sospette da seguire. Anche se come quel tunisino finito nel registro degli indagati a Brescia ci sono dei giovani che abitano in provincia decisamente attivi sulla rete. E quasi mai lo fanno da casa, ma dagli Internet point disseminati tra Massa, Carrara e la Lunigiana. L’altra sera sono stati controllati tre nordafricani, che secondo la pattuglia che li aveva avvistati avevano un atteggiamento strano. In realtà stavano aspettando una quarta persona per recarsi al lavoro. Un piccolo episodio ch fa comprendere quanto sia alta la tensione, anche in una zona che tutto sommato non dovrebbe temere di essere nel mirino del califfato. Lo stato d’allerta andrà avanti per diversi mesi, polizia e carabinieri sono pronti a garantire la sicurezza dei luoghi sensibili.

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