Il Tirreno

Lavacchio, colpo di scena Spunta una nuova perizia

Il documento fa slittare la sentenza a dicembre: il consulente di parte civile spiega come la strada abbia causato la frana che ha ucciso Nara e Mattia

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MASSA. Nuovo documento degli avvocati di parte civile, che rappresentano la famiglia Guadagnucci, e la sentenza sulla frana di Lavacchio, costata la vita a Nara Ricci e al figlio di appena due anni Mattia, slitta a dicembre. Si tratta di una nuova consulenza che punta il dito sulla mancata manutenzione della strada provinciale. Da qui lo smottamento che ha sfondato il tetto dell'abitazione dei Guadagnucci e soffocato la donna e il bimbo. Il giudice Giovanni Sgambati ha accettato il documento, che adesso sarà consegnato ai legali degli imputati. E poi ha rinviato l’udienza al 10 dicembre. Alla sbarra ci sono sei persone: Giuliano Arrighi, capo settore dei lavori pubblici della Provincia; Mauro Alberti, responsabile servizio strade; Nicola Rossetti, responsabile servizio di costa; Libero Ballerini, capo cantoniere (colui che aveva il compito di verificare lo stato delle strade). Il libero professionista che ha certificato i lavori invece è Antonio Cirillo e il titolare della ditta è Paolo Busticchi.

Un piccolo colpo di scena, quindi, dopo che venerdì scorso il geologo nominato dal tribunale aveva parlato di fatalità dando la colpa alla bomba d’acqua che si era abbattuta su Massa la sera del 31 ottobre del 2010. Una ricostruzione, quella del perito, che non era piaciuta ad Antonio Guadagnucci, marito e padre delle vittime. Anche perché il consulente non ha avuto tentennamenti nell’indicare l’eccezionalità dell’evento piovoso. «È stata una precipitazione di portata eccezionale - ha detto -, che non poteva essere prevista perché morfologicamente il territorio di Massa non è abituato a rovesci di quella consistenza». Il 31 ottobre del 2010 caddero oltre duecento millimetri di acqua, roba che si può verificare ogni 234 anni. Un periodo talmente lungo che non poteva essere calcolato in fase di progetto e manutenzione del graticcio che doveva salvare le case di Lavacchio dallo smottamento che le investì nella notte di Ognissanti di cinque anni fa.

Dopo quelle parole Guadagnucci è andato nella casa dove sono morti Nara e Mattia. In cinque anni Antonio lassù ci è tornato due volte, la prima la scorsa estate. Venerdì scorso però non voleva ricordare i suoi defunti, voleva capire se quello che pensa lui è tutta una suggestione oppure è la verità. Ha scattato foto ai tombini, alle griglie di scolo e ha dato un'occhiata ai nuovi lavori fatti fare dalla Provincia dopo la tragedia. E ha girato un video, scoprendo tubi che convogliano le acque lontano da quella che una volta era casa sua. Quel filmato lo ha dato ai suoi avvocati che lo hanno fatto valere ieri mattina. Per dare forza a quella frase che da quando il perito gli ha spento le certezze ripete come un mantra: «Non può finire così». Due minuti in cui un marito che ha perso la sua donna e un padre che non può abbracciare il figlio vuol far capire come la fredda logica dei numeri nulla può con il desiderio di avere giustizia.

Nonostante il colpo di scena, le foto e il filmato di Guadagnucci non sarà semplice per il sostituto procuratore Rossella Soffio (ieri sostituita dal collega Alessandro Rappelli) ottenere le condanne che aveva già chiesto prima della consulenza super partes. A dicembre comunque il pm rifarà la sua requisitoria, mentre nelle arringhe i difensori chiederanno le assoluzioni per i loro assistiti. E dopo cinque anni si arriverà a una conclusione.

Danilo D’Anna

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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